A New York è il sindaco che impone la dieta 3 giugno 2012

Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha in programma la messa al bando delle bevande zuccherate: «Vieterò le bibite extralarge», questa la sintesi della campagna salutista che prevede il divieto di vendere nei luoghi pubblici, dal marzo 2013, bevande gassate, caffè e succhi di frutta zuccherati in contenitori di capacità superiore al mezzo litro (0,476), pena una multa di 200 dollari.
L’abitudine di bere bibitoni è tipicamente americana. Il sindaco della città ha già vietato il fumo nei luoghi pubblici e ha condotto una campagna contro i cibi ricchi di grassi e di calorie per cercare di arginare l’epidemia di obesità che sta dilagando negli Usa.
Fra i cittadini si è aperto il dibattito sull’opportunità che un politico imponga una dieta ai cittadini ma anche sul costo sociale delle malattie provocate dal sovrappeso; sembra che i favorevoli al provvedimento siano più numerosi dei contrari.
È favorevole il presidente del Department of Nutrition della Harward School of Public Health, Walter Willet: «È accertato che il consumo indiscriminato di queste bibite aumenta il rischio di obesità e diabete»; anche la neolaureata alla Duke University, Alice Yen, è d’accordo: «La prossima volta che lo chiamano ‘Nanny’, ricordatevi che a pagare le cifre astronomiche per le cure delle malattie croniche di questi obesi siamo noi contribuenti». L’appellativo di ‘nanny’, tata, è stato attribuito a Bloomberg dal Center for Consumer Freedom, che si è lanciato in una campagna per difendere il diritto dei cittadini a mangiare e bere quello che vogliono: “Ci battiamo per il diritto degli Americani a scegliere come vivere la propria vita, cosa bere e mangiare, come spendere i propri soldi e divertirsi”, questo è quanto scrive sul proprio sito la potente lobby che è nata per difendere gli interessi delle industrie del tabacco, dell’alcol, della carne e del fast-food. L’organizzazione ha pagato un’inserzione a tutta pagina sul New York Times e su altri giornali di New York, dove il sindaco è raffigurato come una enorme, grassa nanny che domina la città osservandola con sguardo torvo: «I Newyorkesi hanno bisogno di un sindaco, non di una tata.
Nanny Bloomberg ha spinto un gradino troppo in alto la sua strana ossessione per ciò che mangiamo e beviamo; dobbiamo aspettarci che decida anche il diametro di una fetta di pizza, la grandezza di un hamburger o la quantità di formaggio spalmato sul pane?». Anche le grandi industrie che producono le bevande gassate incriminate, come Coca Cola e Pepsi, sono in allerta, e questo è grave per gli amministratori della città, cui queste industrie versano ogni anno 1,26 milioni di dollari di contributi elettorali.
Il New York Times avvisa: “A 18 mesi dalla fine del suo terzo e ultimo mandato, il sindaco non è però vulnerabile a questo tipo di pressioni, se vuole passare alla storia come il sindaco che è riuscito a vietare anche i bibitoni ipercalorici”.
La proposta di Bloomberg sarà valutata dall’organismo che ha la responsabilità della sanità cittadina, il Board of Health; i suoi membri sono però stati nominati tutti dal sindaco, la sua proposta, quindi, ha molte probabilità di essere approvata.

Fonte:
La Redazione

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