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Autostima e autoefficacia: due ingredienti indispensabili per tagliare il traguardo 24 agosto 2012

di Rossella Bossa, specialista in psicoterapia comportamentale-cognitiva

Cosa è l’autostima?
L’autostima si può definire come la valutazione che un individuo dà a se stesso in diversi ambiti. È in sostanza il voto che ci diamo. Come nelle pagelle, dove si fa la media dei voti delle diverse materie, anche per l’autostima possiamo individuare diversi ambiti della vita nei quali possiamo darci voti diversi, per poi fare una media che corrisponde all’autostima globale. Così possiamo valutare le nostre competenze e abilità in ambito lavorativo, sportivo, come genitori, come figli, la nostra capacità di piacere agli altri e risultare simpatici, la gradevolezza fisica e così via. Nessuno ha un’autostima pienamente armonica in tutti gli ambiti della vita, così possiamo pensare di essere simpatici ma bruttini, intelligenti ma non capaci di fare carriera, dei bravi figli ma non altrettanto bravi genitori e viceversa.

Un elemento fondamentale dell’autostima è anche l’importanza che diamo ai vari ambiti della vita. Ad esempio, possiamo ritenerci validi in ambito professionale, ma pensare che la cosa più importante sia la realizzazione affettiva e familiare, nella quale ci consideriamo scadenti, di conseguenza giudicheremo noi stessi e la nostra qualità di vita comunque in modo negativo. È importante nelle relazioni sociali tenere conto di questo aspetto, tante incomprensioni derivano proprio da questo: a volte non ci sentiamo capiti, oppure siamo portati a provare invidia per una persona che ha un buon funzionamento in un ambito importante per NOI, ma non per lei e non riusciamo a capire il motivo della sua infelicità.

L’autostima può essere definita anche in un altro modo, ovvero come la distanza che avvertiamo tra il Sé ideale e il Sé percepito. L’individuo con autostima sana percepisce realisticamente i propri  pregi e difetti e non li valuta in modo ipercritico, ha fiducia in sé e lavora per migliorare le proprie aree di debolezza, ma “si perdona” i propri fallimenti, che considera comunque utili in un percorso di crescita personale. Nella persona con sana autostima quindi, il Sé ideale non è molto distante dal Sé percepito, mentre la persona con problemi di autostima tende ad esagerare gli insuccessi e a considerare i successi di scarsa importanza, oppure tende a valutarsi globalmente in modo negativo dopo un insuccesso in una sola area di funzionamento.

Come si costruisce l’autostima?
E’ un percorso che dura tutta la vita, durante il quale hanno importanza inizialmente i genitori, che possono aiutarci a trovare una strada alternativa in seguito a comportamenti disadattavi o a insuccessi, che rinforzano i nostri successi contribuendo a  ritrovare fiducia nelle nostre capacità e nel nostro grado di amabilità.

Crescendo la situazione diventa più complessa in quanto ci si confronta con molte altre persone: parenti, compagni di scuola, amici, insegnanti; il loro consenso, i successi e le delusioni, contribuiranno a plasmare l’immagine mentale di noi stessi. Durante l’adolescenza, caratterizzata dalla tempesta ormonale e da importanti cambiamenti corporei, dai primi amori e dai primi rifiuti, l’autostima può subire forti contraccolpi ed essere messa a dura prova. Non sempre si esce fortificati da queste prove, spesso le esperienze negative possono consolidare in noi l’immagine di una persona che non merita di essere amata, oppure stupida, pur essendo queste convinzioni non corrispondenti alla realtà dei fatti. Tuttavia queste convinzioni generano intensa sofferenza ed influenzano le nostre scelte. Potremo quindi decidere di sposare una persona che non amiamo nella convinzione di non meritare il vero amore, o accontentarci di un lavoro molto inferiore alle nostre capacità nella convinzione di valere poco. Ecco come la nostra autostima può influenzare la qualità della nostra vita.

Quali sono i requisiti di una buona autostima?
Prima di tutto la coscienza del proprio valore
e del fatto che questo non può essere cambiato dall’opinione altrui o dagli eventi. Provate a pensare a un biglietto da 100 euro, se anche viene stropicciato, calpestato o strappato, esso varrà sempre 100 euro. Egualmente la vita ci può “stropicciare”, farci sentire schiacciati sotto il peso della sofferenza, ma il nostro valore rimarrà sempre uguale a se stesso. Un altro elemento di fondamentale importanza è la consapevolezza e l’accettazione dei propri limiti, che non significa essere rinunciatari o pigri, ma semplicemente capaci di valutare che cosa veramente possiamo pretendere da noi stessi e fin dove possiamo migliorare. Ad esempio possiamo seguire un corso di musica o di danza, consapevoli del fatto che non diventeremo artisti famosi, ma che, con il massimo impegno, potremo raggiungere delle soddisfazioni. E’ altrettanto importante essere pronti a rischiare di fallire e tollerare la paura di sbagliare, naturalmente dopo avere valutato adeguatamente le probabilità realistica di riuscita di un’azione intrapresa.

L’autoefficacia personale
Per affrontare le situazioni problematiche non basta l’autostima, occorre anche una buona dose di autoefficacia. Con questo termine si intende la fiducia nelle proprie capacità di mobilitare le risorse personali, di tipo cognitivo, emotivo e comportamentale, per raggiungere un determinato obiettivo. Ad esempio intraprendere una dieta, o un corso di studi, presuppone, oltre ad una buona autostima, anche una buona dose di autoefficacia, ovvero di fiducia nella propria capacità di riuscire a seguire il percorso finché non si ottiene l’effetto desiderato. L’autoefficacia personale risponde alla domanda: sarò in grado di farcela? E’ importante attribuire il più possibile a se stessi, non a cause esterne, come il destino o gli altri, la responsabilità di ciò che ci accade. Spesso gli insuccessi, oltre a minare l’autostima, minano il nostro senso di autoefficacia, ci fanno sentire inadeguati, non in grado di portare a termine un determinato progetto. Nelle persone obese si verifica frequentemente un calo di autostima e una perdita del senso di autoefficacia personale durante le diete. Questo è anche uno dei fattori che contribuisce al recupero dei chili persi e al fenomeno dello “Yo-Yo”. Dopo un intervento di chirurgia bariatrica si attraversa una fase di grande vulnerabilità psicologica, perché da molti è vissuto come “l’ultima spiaggia”. Ciò che mette l’autostima in bilico è soprattutto l’aspettativa irrealistica di una cospicua e definitiva perdita di peso senza sforzi e in poco tempo, ma anche attribuire solo al peso il proprio valore personale. Gli specialisti vi metteranno sicuramente in guardia da questa illusione, ma anche le vostre testimonianze dimostrano l’importanza di non assumere questo atteggiamento. Il vostro senso di autoefficacia vi aiuterà a tagliare il traguardo e a mantenere i risultati ottenuti.

 

Fonte
Giannantonio M – Mi vado bene? Erickson Ed, 2009