Autotrapianto di tessuto adiposo: una tecnica italiana per la ricostruzione del seno 28 dicembre 2013

Una tecnica italiana per la ricostruzione del seno

Una tecnica italiana per la ricostruzione del seno

Si chiama Rigottomia, la nuova tecnica chirurgica che ha preso il nome dal chirurgo che l’ha messa a punto, Gino Rigotti, responsabile di Chirurgia Ricostruttiva ed Estetica della Casa di Cura San Francesco di Verona, e primo presidente dell’International Society of Plastic Regenerative Surgery (Società internazionale di Chirurgia Rigenerativa).

La nuova tecnica, che è stata validata dal Cnt (Centro Nazionale Trapianti), consente di ricostruire la mammella tramite l’autotrapianto di tessuto adiposo e di offrire, con una minima manipolazione, una soluzione al problema delle donne che ogni anno sono sottoposte a mastectomia: 46mila in Italia, soltanto nel 2013; con la Rigottomia è possibile anche aumentare il volume del seno o rimodellarlo in caso di malformazioni. Il seno così ottenuto ha un aspetto naturale, è biocompatibile e conserva la sensibilità.
’, cui sarà possibile sottoporsi alla Casa di Cura San Francesco di Verona, struttura accreditata con il SSN presso la quale opera Rigotti, è stata vagliata e validata per la prima volta dal CNT.

L’innesto di tessuto adiposo autologo consiste nel prelievo e nell’immediato reimpianto di grasso da una sede anatomica all’altra della stessa paziente, al fine di ridefinire il profilo morfologico di specifiche aree. Nell’ambito della mastoplastica, la metodica ha quattro indicazioni: ricostruire la mammella dopo l’asportazione di un tumore, sia in caso di quadrantectomia (rimozione di parte della ghiandola mammaria) sia di mastectomia completa; aumento del volume in un seno normale; rimodellamento della mammella per porre rimedio a deformità congenite o acquisite. Sul fronte della patologia oncologica, si stima che oggi siano circa 522.000 le donne italiane che convivono con una diagnosi di tumore al seno e 46.000 i nuovi casi diagnosticati nel 2013. Tutte le pazienti a cui viene diagnosticata la neoplasia andranno incontro a un intervento chirurgico di asportazione parziale o totale della mammella e di queste la stragrande maggioranza si sottoporrà a una mastoplastica ricostruttiva.

“Rispetto ad altre tecniche, l’innesto di tessuto adiposo autologo presenta una serie di vantaggi”, evidenzia il Dr. Rigotti, Responsabile Chirurgia Ricostruttiva ed Estetica presso la Casa di cura San Francesco, nominato primo Presidente dell’International Society of Plastic Regenerative Surgery. “Mentre le protesi rimangono un corpo estraneo e rigido nel seno della paziente e oltre un certo numero di anni vanno sostitute, il grasso innestato è assolutamente biocompatibile, conferisce un aspetto più naturale alla mammella ricostruita, ne preserva la sensibilitàe, una volta concluso l’iter ricostruttivo, il risultato è stabile per il resto della vita e segue le variazioni del peso corporeo. Le precedenti metodiche di trapianto autologo, che utilizzavano lembi di cute e grasso prelevati dall’addome, avevano invece il problema di lasciare nella zona donatrice grandi cicatrici. Il prelievo e il reimpianto di grasso avvengono mediante cannule molto sottili, che permettono di superare tale inconveniente. Per questi motivi, sono molte le pazienti che decidono di abbandonare le altre soluzioni: il 70% degli interventi che eseguo sono di ‘conversione’ da protesi all’innesto di tessuto adiposo”.

Per ottimizzare l’esito dell’intervento ed evitare che il tessuto trapiantato vada incontro a necrosi, è essenziale che il grasso collocato nella nuova sede sia adeguatamente esposto alla circolazione del sangue. A tale proposito, le iniezioni di adipe devono essere di piccole quantità e diluite nel tempo. Nella mastoplastica additiva in un seno normale una seduta può essere sufficiente, nella ricostruzione post mastectomia sono necessarie più sedute, a seconda del volume del seno da ricostruire. Ancora più numerose possono essere le sedute necessarie dopo danno da radioterapia. Ogni intervento si esegue in anestesia locale e sedazione, con pochi giorni di decorso postoperatorio. Grazie alla “Rigottomia” – tecnica messa a punto da Rigotti che da lui prende il nome – l’autotrapianto di tessuto adiposo è stato ulteriormente perfezionato: nella sede ospite vengono effettuate delle microincisioni che danno vita a una sorta di maglia tridimensionale, all’interno della quale il grasso si innesta più efficacemente ed è meglio vascolarizzato.

“La Casa di Cura San Francesco ha deciso, in accordo con il Dr. Rigotti, di percorrere l’iter di riconoscimento della metodica quale procedura consolidata nella pratica clinica, poiché crede fortemente nella chirurgia ricostruttiva e in quella rigenerativa”, dichiara Piergiuseppe Perazzini, Amministratore Delegato della clinica veronese. “La validazione della tecnica di innesto di tessuto adiposo con manipolazione minima per la ricostruzione mammaria da parte del Centro Nazionale Trapianti è stata una tappa fondamentale nel percorso che mira a renderla ripetibile, affidabile e sicura. Il Comitato Scientifico della Casa di Cura San Francesco sta lavorando per estendere in futuro l’utilizzo della metodica anche alla branca ortopedica”.

La collaborazione tra il dottor Gino Rigotti e la Casa di Cura San Francesco, che ha portato alla validazione del trapianto di tessuto adiposo autologo da parte del CNT, proseguirà sulla strada di nuovi sviluppi della metodica e sue future applicazioni in altre aree terapeutiche.

Fonte
Maria D’Acquino
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