La carenza di sonno nei bambini può favorire sovrappeso, obesità e diabete 30 giugno 2014

Per ogni ora di sonno in più il rischio di sovrappeso si riduce del 9%

La carenza di sonno nei bambini può favorire sovrappeso, obesità e diabete

 

Per ogni ora di sonno in più il rischio di sovrappeso si riduce del 9%

Rispetto ad alcune decine di anni fa, bambini e adulti dormono meno. Dormire il meno possibile è spesso considerato come un comportamento ammirevole nella società contemporanea: più tempo per godersi la vita, si pensa. Così facendo, tuttavia, si trascura il fatto che il sonno gioca un ruolo primario per la funzione neuroendocrina e per il metabolismo del glucosio oltre ad altri innumerevoli benefici.

 

Le evidenze sono cresciute nel tempo e via via riconfermate
L’evidenza che la riduzione di durata del sonno possa avere effetti negativi sulla salute è emersa negli ultimi 10 anni da numerosi studi sia epidemiologici che di laboratorio: tutti i risultati sono concordi nell’affermare che una perdita parziale cronica di sonno, che quindi si accumula giorno per giorno, possa favorire – sia nei bambini che negli adulti – l’aumento di peso e quindi il rischio di obesità ma non solo. Alcuni studi hanno anche dimostrato che una carenza di sonno mantenuta nel tempo provoca alterazioni endocrine e metaboliche, inclusa una riduzione della tolleranza al glucosio, una riduzione della sensibilità all’insulina, concentrazioni serali più elevate di cortisolo e un’aumentata sensazione di appetito se non di fame. La sollecitazione di molti autori è quindi quella di evitare di perdere ore preziose di sonno per proteggere dall’accumulo di peso e dall’insorgenza di obesità e diabete negli anni futuri, in particolare per i bambini.

 

A ribadire queste affermazioni, ci ha pensato di recente la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) che ha sottolineato come un adeguato riposo notturno sia fondamentale per recuperare le energie ma anche per prestazioni cognitive ottimali e per prevenire l’insorgenza di disturbi del metabolismo, al punto che “per ogni ora di sonno in più, il rischio di sovrappeso e obesità risulta ridotto in media del 9%”. Fino ai 5 anni – ha spiegato Paolo Brambilla, Coordinatore del Gruppo di lavoro della SIPPS “Obesità e stili di vita” – le ore di sonno raccomandate sono 11, scendono a dieci ore dai 5 ai 10 anni e a nove per i bambini dai dieci anni in su. Troppo spesso però sin da piccoli se ne dormono molte meno e questa cattiva abitudine tende a radicarsi anche da adulti accumulando nel tempo una carenza di sonno notevole che va ad incidere sul nostro benessere. Le principali conseguenze, secondo alcuni studi epidemiologici sono “un maggiore indice di massa corporea (BMI), una percentuale più alta di grasso corporeo e un’aumentata circonferenza della vita (girovita) rispetto a chi dorme il numero di ore di sonno raccomandate”.

Un’altra indagine, condotta negli USA, ha messo a confronto le ore di sonno di un gruppo di 785 bambini americani e il loro peso corporeo. Lo studio ha rilevato che ogni ora di riposo in più consente di ridurre del 40% l’incidenza di obesità negli anni successivi. E questo è un risultato molto importante se si considera che un bambino obeso, passati i 5 anni, ha un’elevata probabilità di rimanerlo nell’adolescenza e, quindi, nell’età adulta. Questo dato ha – quindi – una notevole rilevanza in termini di conseguenze per la salute futura, sia da un punto di vista psicofisico individuale che psicosociale.

 

Molti fattori entrano in gioco
Secondo gli Esperti, la correlazione tra ridotte ore di sonno e maggior rischio di sovrappeso/obesità/diabete dipende da diversi fattori, tra i più importanti:

  • aumento dell’appetito dovuto a un’alterazione dei neuropeptidi coinvolti nei meccanismi di regolazione della fame (grelina, leptina e altri);
  • stanchezza e conseguente riduzione dell’attività fisica;
  • aumento del tempo disponibile per assumere alimenti durante la giornata.

Alcuni studi hanno evidenziato che cambia anche la qualità del cibo prescelto.

 
Lo studio europeo HELENA, condotto su 3.311 adolescenti provenienti da 10 Paesi europei, tra cui l’Italia, ha rilevato – per esempio – che gli “short sleepers” cioè i “brevi dormitori”, le persone che tendono a dormire meno di 8 ore per notte hanno, in genere, un Indice di Massa Corporea (IMC o BMI) più elevato ma anche un aumento dell’appetito e in particolare un’attrazione verso i prodotti alimentari ad alto contenuto di grassi e carboidrati, come patatine, pizza e hamburger.
 
 
Fonti

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