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Chirurgia ok, ma non per tutti 28 aprile 2012

Nuove speranze per i circa 400.000 italiani con diabete e obesità grave, sono giunte di recente da due studi – di cui uno italiano – pubblicati il 26 marzo 2012 contemporaneamente e in modo indipendente dall’autorevole rivista scientifica: New England Journal of Medicine. In estrema sintesi, i due studi dimostrano che in soggetti obesi con diabete di tipo 2 la chirurgia bariatrica, destinata alla riduzione del peso, è in grado di sconfiggere anche il diabete, risultando più efficace della stessa terapia farmacologica.
È la prima volta che viene dimostrato con chiarezza con dei dati clinici di confronto e con dei criteri di studio rigorosi.

“Da molti anni si discute sull’efficacia della chirurgia bariatrica, dimostratasi risolutiva nella cura delle grandi forme di obesità, anche come cura per il diabete”, spiega Antonio Pontiroli, Direttore della Cattedra di medicina interna all’Università degli Studi di Milano e Medicina II, Azienda Ospedaliera Polo Universitario San Paolo, nonché Presidente dell’ 11° Congresso Nazionale ‘Diabete-Obesità’.
“Sino ad oggi si sapeva, dall’analisi degli studi scientifici sugli interventi di chirurgia bariatrica, che quest’ultima è in grado di far scomparire il diabete, entro 2 anni dall’operazione, nell’82% delle persone molto obese e che nel 62% dei casi il diabete non ricompare dopo i 2 anni dall’intervento. Tanto è vero che le principali linee guida internazionali e italiane già includono l’intervento chirurgico tra le raccomandazioni di cura per le persone adulte con diabete tipo 2 e obesità grave ossia con Indice di Massa Corporea (IMC) superiore o uguale a 35”.

“Questi nuovi studi risultano particolarmente importanti, anche se non possiamo considerarli conclusivi” – ha sottolineato Pontiroli – “ perché per la prima volta confrontano, alla pari, gli effetti della chirurgia bariatrica con quelli della terapia farmacologica, cosa sinora mai fatta.” ( → Vedi intervista ad A. Pontiroli – Chirurgia bariatrica: attuali indicazioni e novità dagli studi clinici)
“L’unico dubbio ancora da dirimere riguarda il tipo di intervento chirurgico. Entrambi gli studi sono stati condotti con operazioni particolarmente invasive, gravose, non sempre adatte a tutti. Questi dati andrebbero ulteriormente confermati da studi che adottino interventi meno impegnativi. Ci auguriamo, inoltre, che possano avere un impatto positivo al ricorso alla chirurgia bariatrica che in Italia, così come in altri Paesi Europei è oggi ancora molto basso.” ha concluso Pontiroli.

Grazie a questi nuovi studi, la chirurgia dell’obesità si candida a diventare uno strumento terapeutico del diabete di tipo 2 per il momento da applicare solo a casi selezionati. Sebbene non esistano a tutt’oggi molti risultati a lungo termine c’è un’unanimità tra gli Esperti nel sottolineare l’importanza di un ricorso precoce all’intervento bariatrico nei casi che rientrano nei criteri d’elezione.

Gli studi più recenti:

 

Fonti
11° Convegno Nazionale “Diabete-Obesità”, Milano 5 aprile 2012;
Buchwald H et al – Weight and Type 2 Diabetes after Bariatric Surgery: Systematic Review and Meta-analysis. The American Journal of Medicine (2009) 122, 248-256;
Busetto L et al – The Growing Role of Bariatric Surgery in the Management of Type 2 Diabetes: Evidences and Open Questions. Obesity Surgery (2011) 21: 1451-57;
Mingrone G et al – Bariatric Surgery versus Conventional Medical Therapy for Type 2 Diabetes. The New England Journal, 29 marzo 2012;
Schauer PR et al – Bariatric Surgery versus Intensive Medical Therapy in Obese Patients with Diabetes. The New England Journal of Medicine, 29 marzo 2012

 
 
 

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