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Cura dell’obesità: dal Veneto un efficiente modello multidisciplinare 20 maggio 2016

Istituire, a livello regionale, un modello innovativo per la gestione del paziente con obesità al fine di migliorarne la qualità di vita e di garantire una migliore gestione del fenomeno, riducendo l’impatto della spesa sul SSN. È l’obiettivo del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) Veneto, presentato il 24 giugno 2016 all’Università di Padova, nel corso del convegno “Dalla rete dell’obesità veneta una risposta al problema sociale e un modello efficiente”. Una rete all’avanguardia in grado di garantire la gestione della malattia, dalla prevenzione alla cura farmacologica, alla chirurgia bariatrica fino alla riabilitazione nutrizionale post-chirurgica.

 

L’organizzazione della Rete Veneta Obesità

In particolare, la rete veneta è costituita da un Centro di coordinamento a Padova, due Centri Hub (ospedali di Padova e di Verona), che contengono tutte le specializzazioni, e una serie di centri Spoke (ospedali di Portogruaro, Cittadella, Dolo, Montebelluna e Belluno) distribuiti sul territorio regionale. «Questa differenziazione non è sinonimo di centri di serie A e serie B, ma di aree funzionali differenti – afferma il professor Roberto Vettor, Coordinatore della Rete Veneta Obesità -. Il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) Veneto favorisce l’integrazione multidisciplinare e responsabilizza le diverse figure professionali, assicurando la riduzione degli errori, la razionalizzazione della spesa, la continuità assistenziale e il miglioramento della qualità del percorso. Si tratta di un’appropriatezza organizzativa che riunisce tutti quei professionisti, chirurghi, nutrizionisti, internisti e riabilitatori che, altrimenti, si muoverebbero ognuno per contro proprio. Questo modello è già in vigore in alcuni centri della Regione Veneto e l’obiettivo, ora, è farlo diventare operativo in tutte le strutture ospedaliere della rete. Stiamo parlando di un esempio esportabile non solo a livello nazionale, ma anche all’estero. Reti come queste, infatti, sono presenti solo in alcuni Paesi scandinavi».

 

L’obesità e i suoi rischi: un problema complesso

L’obesità è uno dei più importanti fattori di rischio per le malattie cardiache e respiratorie, il diabete di tipo 2 e l’ipertensione. Inoltre, la persona obesa ha un’aspettativa di vita ridotta di circa il 25 per cento rispetto a un “normopeso”. Attualmente, in Italia, quasi 16,5 milioni di persone sono in sovrappeso e più di 6 milioni obese. Il Veneto è fra le Regioni più a rischio: il 10,6 per cento della popolazione adulta soffre di obesità; ciò si traduce in 430mila cittadini con un eccesso ponderale importante. Sempre in Italia, il costo annuo stimato per la gestione dell’obesità è di 9 miliardi di euro tra spese sanitarie, calo di produttività, assenteismo e mortalità precoce. Una cifra che potrebbe arrivare a più di 22 miliardi calcolando i costi complessivi delle patologie correlate.

 

La necessità di un approccio multidisciplinare per il trattamento integrato

L’alta complessità clinica e le numerose complicanze che caratterizzano l’obesità e i suoi rischi, rendono necessario un approccio multidisciplinare coordinato intorno a un percorso diagnostico-terapeutico integrato ben definito, con importanti ripercussioni sul rapporto costo/efficacia. Nasce da questa esigenza, la proposta di attivare una rete assistenziale per il trattamento integrato dell’obesità, in grado di garantire uniformità di accesso e erogazione delle prestazioni e delle cure. La creazione del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale Regionale Integrato per la cura dell’obesità rappresenta un traguardo importante. Si tratta, infatti, di un lavoro condiviso fra tutti i professionisti coinvolti, in grado di contestualizzare linee guida e raccomandazioni nelle diverse realtà locali, al fine di favorire l’integrazione multidisciplinare e multiprofessionale e la responsabilizzazione delle figure professionali, assicurando la riduzione della variabilità, degli errori e la razionalizzare della spesa.

 

La gestione dei pazienti obesi, infatti, è complicata

Ogni caso è a sé stante e deve essere discusso in modo collegiale. «Sulla chirurgia bariatrica esiste un errore concettuale, perché se non si registra una risposta in termini clinici dopo un’adeguata terapia dietetica e, eventualmente, farmacologica, e in situazioni di complicanze dell’obesità stessa, può essere la prima opzione – continua il prof. Vettor -. Non si tratta di un punto di arrivo, ma di un punto di partenza, perché dopo l’intervento è necessario predisporre una riabilitazione nutrizionale, una dieta specifica e un follow-up continuo del paziente per molti anni. Il successo della chirurgia bariatrica è elevato, le tecniche si sono affinate, gli interventi diventano sempre meno invasivi. Il bendaggio gastrico è quasi del tutto superato perché non portava a lungo termine un successo terapeutico in termini di riduzione del peso. Risultato che, oggi, si ottiene con tecniche chirurgiche come la cosiddetta Sleeve gastrectomy con cui si riduce lo stomaco in un manicotto, restringendo il volume gastrico».

 

La chirurgia bariatrica è un’opzione efficace per il trattamento della grande obesità

«La chirurgia bariatrica – dichiara Lorenzo Mantovani, Professore associato di Igiene – Centro di Sanità pubblica dell’Università degli Studi di Milano Bicocca – offre un’opzione di trattamento efficace contro l’obesità quando gli approcci conservativi falliscono. Comprendere l’impatto economico e clinico della chirurgia bariatrica è di fondamentale importanza per i clinici e i decisori sanitari, al fine di poter scegliere in maniera consapevole l’opzione di trattamento complessivamente più efficiente, in quanto più efficace per i pazienti e meno costosa, o comunque economicamente sostenibile per il sistema sanitario, almeno nel breve o medio periodo. In una recente analisi presentata a Milano, il 21 maggio 2016, in occasione della 6° European Obesity Day, condotta usando l’orizzonte temporale lifetime, la chirurgia bariatrica ha comportato, infatti, un guadagno per paziente di ben 3.2 QALY, ovvero oltre tre anni di vita vissuta in condizioni di salute ottimale, e una riduzione della spesa per paziente di 11.384 euro, risultando l’opzione più efficace e meno costosa rispetto all’approccio non chirurgico».

«Non dimentichiamo, però, che stanno comparendo sul mercato anche una serie di soluzioni farmacologiche che offrono delle opzioni terapeutiche innovative. A oggi, tuttavia, il gold-standard di riferimento in termini di efficacia resta la chirurgia, ma questi farmaci possono essere molto utili anche nei casi in cui, dopo l’intervento, si verifichi una ripresa di peso» – conclude il professor Vettor.

 

L’obesità rappresenta un problema importante anche nei più piccoli.

Un bambino su tre è in sovrappeso in Italia. «Anche nel bambino l’obesità si associa a altre patologie: incremento della pressione, aumento della glicemia , surplus di lipidi nel sangue – spiega il dottor Claudio Maffeis dell’ospedale di Verona, Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica. Inoltre, se la malattia non viene curata in età infantile il rischio che persista è superiore al 50 per cento. Anche in questo caso il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) si articola in tre livelli:

  • il primo è quello del pediatra di famiglia o del medico di medicina generale;
  • Il secondo è quello che coinvolge l’equipe multidisciplinare a livello provinciale (centri Spoke);
  • il terzo è il centro specializzato in obesità pediatrica o Hub.

La cura mira a modificare in modo persistente le abitudini nutrizionali e motorie dell’intera famiglia. Nei casi con complicanze si ricorre a farmaci e a un intervento psicologico. In casi selezionati di adolescenti con obesità grave, viene presa in considerazione anche la chirurgia bariatrica» – conclude Maffeis.

 

 

Fonte

– “Dalla rete dell’obesità veneta una risposta al problema sociale ed un modello efficiente.” Università Degli Studi di Padova, Palazzo del Bo – Aula Magna Galileo Galilei – Via VIII Febbraio 2, Padova – 24 giugno 2016

– Comunicato stampa, Value Relations, 24 giugno 2016