Il divorzio dei genitori condiziona il sovrappeso dei figli? 10 giugno 2014

Il divorzio dei genitori condiziona il sovrappeso dei figli?

Il divorzio dei genitori condiziona il sovrappeso dei figli?

Il divorzio dei genitori influenza in qualche modo il sovrappeso dei bambini che ne subiscono le conseguenze? È la domanda che si sono posti alcuni ricercatori norvegesi e la risposta sembra essere affermativa, almeno sulla base delle conclusioni degli autori dello studio, pubblicato online sulla rivista British Medical Journal.

 

Gli studiosi hanno osservato un campione di oltre 3.000 alunni di 127 scuole norvegesi. Le infermiere della scuola hanno misurato altezza, peso e girovita di tutti i bambini (età media = 8 anni), al fine di valutare il sovrappeso (in base alla definizione dell’International Obesity Task Force (IOTF) e l’obesità addominale, definita come rapporto tra girovita e altezza di 0,5 o più.

I risultati hanno evidenziato che il 19% dei bambini era in sovrappeso secondo la definizione, mentre poco meno di 1 su 10 aveva un’obesità viscerale (addominale).

Complessivamente le ragazze erano significativamente più in sovrappeso rispetto ai ragazzi, mentre non vi erano differenze di genere nella prevalenza di obesità addominale.

Concludendo lo studio gli Autori hanno sottolineato che i bambini di genitori divorziati mostravano una maggiore probabilità di essere obesi o sovrappeso rispettivamente del 54% e del 89% in più rispetto ai figli di coppie sposate. Tale differenza era particolarmente evidente tra i ragazzi, mentre tra le ragazze era sì presente, ma senza raggiungere la significatività statistica. Tuttavia, ulteriori indagini sono necessarie per poter individuare un eventuale rapporto causa effetto. Gli Autori hanno  concluso che le ricadute emotive di un divorzio e lo stress che può provocare nei bambini potrebbero almeno in parte spiegare i risultati.

 

Fonte
Anna Biehl et al – Parental marital status and childhood overweight and obesity in Norway: a nationally representative cross-sectional studyBmj Open 2014;4:e004502

 

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