Speciali UVSM

Emozioni e cibo: una relazione reciproca 27 febbraio 2013

Nelle moderne società occidentali l’assunzione di cibo è divenuta qualcosa di più complesso del semplice atto di nutrirsi per sopravvivere, arricchitasi di diversi significati e scopi, come quello della socializzazione, o di riunire la famiglia al termine della giornata. A tutti può capitare di mangiare di più in compagnia, o di fare uno spuntino senza appetito per “fare compagnia” a qualcuno. Nulla di patologico in questo. Qualche volta però, il cibo diventa uno strumento per mitigare uno stato emozionale negativo (tristezza, noia, ansia, rabbia, solitudine, stress); in questo caso si parla di ”emotional eating”, termine che in italiano viene indicato come “fame emotiva” o “iperalimentazione emozionale”. Tutti possono essere soggetti a questa spinta all’iperalimentazione incontrollata, ma le persone obese sono più vulnerabili, in particolare quando si trovano nella condizione di restrizione dietetica. Il senso di frustrazione che deriva dal non riuscire ad ottenere il risultato desiderato, può facilmente indurre a un comportamento di iperalimentazione emozionale. Quella tra emozione e cibo è da intendersi come una relazione di reciprocità. Il cibo, in particolare alcuni cibi, possiedono infatti determinate capacità di influenzare gli stati emotivi. Basti pensare alla cioccolata, che notoriamente aumenta i livelli di serotonina, elevando così il nostro tono dell’umore, oppure ai carboidrati complessi, come la pasta o i cereali, che  favoriscono il sonno.

 

Fonte
Gremigni L, Letizia L Il problema obesità. Maggioli Ed 2011