L’età più adatta per praticare sport 12 novembre 2013

nuotoPer i più piccoli (3 anni)
I nostri bambini iniziano l’attività sportiva sempre più precocemente e questo è in genere un bene ma senza esagerare.
Umberto Veronesi nel suo “Il libro della salute” sottolinea quanto sia importante innanzitutto rispettare “… le caratteristiche fisiche e psicomotorie delle diverse fasce di età, per non rischiare di ottenere effetti controproducenti. Per bambini molto piccoli, prima dei 3 anni di vita, è importante migliorare le capacità di equilibrio e di movimento.”
A questa età è fondamentale che il bambino possa muoversi spontaneamente e quindi gattonare, camminare o rotolare a volontà (sotto lo sguardo vigile di un adulto); altrettanto importante è il gioco libero, con la palla, con il triciclo e poi con la bicicletta, si tratta di tappe fondamentali per lo sviluppo motorio del bambino che favoriscono una crescente padronanza del proprio corpo e aiutano a sviluppare la coordinazione e  la capacità di svolgere movimenti sempre più precisi.
Anche tutte le attività da svolgersi in acqua sono molto utili a tutte le età. (→ “L’età più adatta per iniziare uno sport”).
Tra i 4 e i 5 anni
Si può cominciare a proporre un’attività motoria più specifica e regolare che deve rispondere a due requisiti essenziali: (1) essere vissuta come un gioco che diverta il bambino, ne rispetti le preferenze e il carattere e non lo affatichi troppo e (2) sviluppare uno sviluppo simmetrico del corpo. Il nuoto rappresenta da sempre una delle attività più indicate a questo scopo e può essere proposto al bambino in modo progressivo dal gioco in acqua (l’acquaticità si può coltivare e sviluppare sin dai primissimi mesi di vita insieme ai genitori) fino a corsi veri e propri anche competitivi (→ “L’età giusta per cominciare l’agonismo”).

Anche i corsi di psicomotricità sono molto indicati per i bambini più grandi; si tratta infatti di esercizi studiati appositamente per sviluppare le diverse capacità motorie del bambino in relazione alla sua età.
Dai 6 anni in su
Man mano che il bambino cresce diventa importante tenere in considerazione anche altri aspetti per esempio se l’attività da praticare sia di squadra o individuale e, inoltre –altro aspetto importante nello sviluppo – se preveda o meno il contatto fisico con i compagni di sport o addirittura la possibilità che vi siano degli scontri o delle collisioni.
Si rischia una collisione se si praticano sport come la pallacanestro, le arti marziali, il rugby e anche il calcio, mentre si avrà una probabilità limitata di contatto con attività come la bicicletta, lo sci, il pattinaggio, la pallavolo e molto improbabile con attività come il nuovo, il tennis, il ping pong etc.

Va inoltre valutata la maturità fisica del singolo bambino, la sua capacità di competere con i suoi compagni, soprattutto negli sport da contatto, che dipende dall’altezza, dal peso e dall’età.

In generale prima degli 8 anni gli esperti sconsigliano gli sport da contatto mentre diventano accettabili dopo quest’età sebbene si ritenga meglio evitare sport che prevedano vere e proprie collisioni come il rugby almeno dopo i 10 anni.

In ogni caso ogni scelta sportiva va fatta insieme al bambino, al pediatra e ai genitori, le variabili individuali sono molte.

 

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Fonti

  • Fondazione Veronesi – Il libro della salute. RCS Media Group, 2012
  • Asprea B – Bambini in sovrappeso. Tecniche Nuove, 2° Ed, 2012
  • Pietrobelli A – Obesità infantile. Non solo una questione di peso. SEEd, 2011

 

Per approfondire

 

 

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