Libro bianco sulla depressione

Libro bianco sulla depressione
Autore: O.n.da-Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna
EditoreFranco Angeli

1° edizione, 2016

Il nuovo volume, grazie alle autorevoli voci degli autori esperti per ciascun ambito, offre una panoramica aggiornata sulla depressione, patologia sottostimata e sottovalutata, di grande rilevanza sotto il profilo umano, clinico, sociale ed economico che a causa della forte stigmatizzazione e scarsa informazione della popolazione sulle possibilità di curarsi è destinata a diventare una seria emergenza sociale. L’obiettivo di ONDA è quello di sensibilizzare le Istituzioni e tutti gli interlocutori coinvolti a lavorare per definire un Piano Nazionale che garantisca ai pazienti l’accesso a una diagnosi precoce, ad appropriati percorsi di terapia ed assistenza e a un’efficace rete efficiente di servizi territoriali.

 

Obesità e depressione: più a rischio le donne

Secondo i dati emersi da un recente studio americano (Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta), condotto nel periodo 2005-2010, le donne che soffrono di depressione mostrano maggiori probabilità di essere obese rispetto alle donne che non hanno sintomi depressivi.

L’eccesso di peso aumenta in modo direttamente proporzionale alla gravità della depressione (e all’assunzione di farmaci antidepressivi), tant’è vero tra le donne sono obese oltre la metà di coloro che hanno sintomi gravi rispetto a un terzo di chi non ha sintomi depressivi. “Capire meglio il legame tra depressione da moderata a grave, uso di antidepressivi e obesità può essere utile per mettere a punto strategie di prevenzione e trattamento più mirate per entrambe le condizioni” spiegano le due autrici dello studio. Tra gli altri risultati d’interesse si è evidenziato che le donne bianche non ispaniche depresse sono più spesso obese rispetto alle coetanee non depresse, un’evidenza non rilevabile nelle altre etnie. (ulteriori info → “Obesità e depressione: più a rischio le donne”)

 

Eziopatogenesi e clinica della depressione

Molteplici possono essere le cause della depressione: fattori ambientali, biologici, predisposizione genetica, personalità, stress, malattie organiche e farmaci. Alla base esiste quindi più facilmente una combinazione di più concause che non un unico fattore determinante. Recenti studi indicano che la depressione presenta livelli di prevalenza in Europa di circa il 13% nella popolazione generale. Le donne presentano un rischio doppio di svilupparla. La depressione maggiore è un disturbo psichiatrico ampiamente diffuso nella popolazione, in continua crescita ma ancora sottostimato e sottotrattato: si calcola che circa il 56% dei pazienti non ricevono un trattamento adeguato. In un recente studio è emerso che trascorrono almeno 23 mesi tra la comparsa dei primi sintomi e la decisione di rivolgersi a un medico, mentre il tempo prima di ricevere una diagnosi è di 26 mesi. In Italia si stima che siano 4,5 milioni le persone colpite da depressione e le donne lo sono in particolare nei periodi di loro maggiore vulnerabilità: adolescenza, gravidanza e puerperio, climaterio e età avanzata. La depressione ha riflessi sia sulla sfera dell’umore sia sulla sfera cognitiva peggiorando e riducendo la qualità e la quantità di vita di chi ne soffre.

I sintomi da deficit cognitivo vengono sempre citati come sintomi fondamentali che possono concorrere alla diagnosi di depressione. I sintomi cognitivi sono direttamente correlati alla riduzione delle abilità individuali in ambito lavorativo, scolastico e sociale. Tale riduzione rende in generale meno efficaci sia gli interventi di psicoterapia che quelli di psicofarmacologia, indipendentemente dalla gravità degli altri sintomi. Nei soggetti anziani, la presenza di sintomi cognitivi può rappresentare per il clinico un difficile problema di diagnosi differenziale con i disturbi neurocognitivi dovuti a demenza.

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I profili della depressione

Il 30% di tutte le patologie femminili riguarda l’area psichiatrica dei disturbi mentali e neurologici. Come più volte ha evidenziato l’OMS, tra le varie patologie psichiche, la depressione costituisce oggi quella che crea maggiore allarme sanitario ed è di questa patologia che soffre maggiormente l’Italia e, nel mondo, la popolazione femminile. Questa tendenza della donna a presentare la depressione può essere ricondotta a vari fattori: motivi —socio‐economici, —culturali e — biologici. Il ciclo di vita della donna sembra, quindi, costellato da un alto rischio di depressione. Esistono quindi diversi profili della depressione femminile, in base al periodo in cui si manifesta: una depressione collegata al menarca (adolescenziale), una depressione collegata alla gravidanza e al post partum (gravidica e puerperale), una depressione della fine del ciclo (menopausale), e un’alterazione dell’umore durante il ciclo prima delle mestruazioni (premestruale).

 

Stili di vita e prevenzione della depressione

La depressione è una malattia che presenta spesso recidive e ricadute, nel suo decorso naturale. Tale andamento è negativo perché l’esperienza dimostra che esiste una correlazione diretta tra il numero di ricadute e la gravità del quadro clinico: maggiore è il numero delle recidive, peggiore è la prognosi a lungo termine.. Che cosa si può fare dal punto di vita della prevenzione? Occorre definire strategie che aiutino a ridurre la gravità delle variazioni del tono dell’umore, prevenendo in tal senso gli aspetti più invalidanti della malattia. Le tecniche di prevenzione vanno acquisite durante le fasi di benessere, in modo da poterle applicarle nei momenti di comparsa dei segni premonitori di un episodio depressivo.

 

Le cure della depressione

Il trattamento dei disturbi depressivi si basa su interventi di varia natura che possono essere usati singolarmente o in modo associato. In generale, gli interventi terapeutici sono di due tipi: biologici e non biologici.

Gli interventi biologici possono a loro volta essere distinti in interventi farmacologici e non farmacologici, mentre quelli non biologici possono essere distinti in psicoterapeutici e non‐psicoterapeutici. Ogni programma di trattamento deve sempre fondarsi su una accurata valutazione clinica e sulla scelta delle modalità di intervento terapeutico più adeguate, in funzione delle caratteristiche individuali di ciascun caso specifico e delle indicazioni e controindicazioni previste per ogni modalità di trattamento. Fra le terapie biologiche un ruolo fondamentale ha la farmacoterapia, mentre fra le terapie non biologiche ha un ruolo preminente lo svolge la psicoterapia. Qualunque sia la modalità prescelta, l’intervento terapeutico va spiegato alla persona (e ai familiari) nel dettaglio per quanto riguarda le finalità, le modalità con cui verrà attuato e la durata prevedibile, i risultati attesi e i possibili rischi a esso connessi, in modo da garantire a ciascun paziente il massimo livello di informazione possibile e l’espressione di un consenso realmente informato al trattamento concordato. A prescindere dall’ attuazione di un intervento di psicoterapia in senso stretto, la cura della depressione non può prescindere dalla creazione di una significativa relazione terapeutica col paziente e dall’assunzione da parte del curante di un atteggiamento di ascolto e supporto, necessario a sostenere psicologicamente il paziente stesso durante tutte le fasi della cura.

 

La depressione: un costo per chi ne soffre, per la famiglia e per la società

Dal punto di vista economico la depressione rappresenta una delle patologie a più elevato impatto, anche a causa degli effetti che genera in termini di perdite di produttività. Negli Stati Uniti, essa rappresenta la principale causa di disabilità per gli individui di età compresa tra i 15 e i 44 anni, generando circa 400 giorni persi per disabilità, più di ogni altra patologia fisica o mentale. Il peso complessivo di depressione maggiore, disordine bipolare e distimia ammontava nel 2000 a 83,1 miliardi di dollari, di cui 26,1 miliardi di costi diretti sanitari, 5,4 miliardi attribuibili alla mortalità per suicidi e ben 51,5 miliardi di perdite della produttività legate all’assenza da lavoro o alla ridotta produttività lavorativa. I risultati di una review sistematica sul costo sociale della depressione evidenziano un costo diretto per paziente compreso tra € 1.451 e € 11.482 all’anno a seconda della gravità e del contesto di riferimento. Il costo indiretto, invece, varia tra € 1.963 e € 27.364. Tra i costi diretti, lo sbilanciamento tra il peso delle ospedalizzazioni per complicanze rispetto alle prestazioni di diagnosi e ai trattamenti farmacologici, suggerisce che modelli di presa in carico globale del paziente e percorsi ad hoc, potrebbero sensibilmente migliorare la gestione della patologia.