La storia di Marina Biglia

Marina Biglia

“Uscivo di casa e mi fiondavo nel primo locale fast (and furious) food con servizio drive in. Nemmeno dovevo scendere dalla macchina, farmi vedere, sentirmi schedata e pesata. In quel momento il cibo doveva essere il mio amico, la mia salvezza; e che importava, se, tempo pochi minuti, avrei pianto come un coccodrillo, mi sarei maledetta, ancora una volta? E quando la magia del percorso terapeutico ha inizio, vai come un treno, viaggi veloce insieme a lei. E l’impossibile ti pare possibile. Non puoi fermarti, non devi farlo, non devi girarti, perché hai il terrore che si possa incrinare qualcosa. Vivi sopra le righe, ma finalmente vivi, e chi se ne frega. E la mia macchina non puzza più di fritto, non ha più carte di merendine e di caramelle in ogni anfratto. E, giuro, mi pare mi sorrida pure lei”.