Speciali UVSM

La famiglia, gli amici, il supporto sociale 24 agosto 2012

di Rossella Bossa, specialista in psicoterapia comportamentale-cognitiva

Come sarebbe la nostra vita senza le persone che amiamo? Una vita di pessima qualità. Tutti sperimentiamo ogni giorno l’importanza della famiglia e degli amici nella nostra vita; sono importanti perché le conquiste e le gioie sono più intense se condivise,  perché avere qualcuno che fa il tifo per noi ci fa sentire più coraggiosi nell’affrontare le avversità, contribuendo ad aumentare il nostro senso di autoefficacia personale. Anche dalle vostre testimonianze, seppure dolorose, emerge sempre qualche figura di particolare importanza nel vostro percorso, qualcuno a cui sarete sempre grati, perché vi ha sostenuto e ha creduto in voi. Il Forum “Amici Obesi” è un esempio di come il supporto sociale e relazionale sia importante quando si affrontano cure impegnative. La solitudine è una cattiva compagna e fa male alla salute, non solo in termini di qualità di vita, ma anche di aspettativa. Una recente e interessante pubblicazione scientifica ha evidenziato che la mancanza di relazioni sociali può ridurre l’aspettativa di vita come il fumo di sigaretta, l’alcool, ma anche l’obesità e la vita sedentaria, senza nulla togliere a questi noti fattori di rischio. E’ un’affermazione che dà da riflettere, quando si pensa all’adozione di uno stile di vita salutare per il proprio benessere.

Anche le relazioni sociali, così come l’autostima o la relazione con il proprio corpo, non migliorano automaticamente con la perdita di peso, ma necessitano di un impegno continuo. L’obesità è in parte responsabile di una vita socio-relazionale insoddisfacente, la quale, a sua volta, influisce negativamente sul peso, in quanto favorisce l’isolamento e la rinuncia a tante iniziative, instaurando così un circolo vizioso negativo che mantiene un comportamento caratterizzato dal “muoversi poco” in senso generale e più ampio del termine. Dopo l’intervento, alcuni aspetti della vita relazionale migliorano di conseguenza, come quelli legati alla discriminazione e allo stigma. Quella colpevolizzazione che si leggeva negli sguardi di tante persone lascia il posto spesso a stima e ammirazione. Tuttavia si scopre ben presto che non è così facile “vivere da magri”, prova ne sia che anche le persone normopeso possono avere una scarsa autostima, relazioni interpersonali insoddisfacenti, sentirsi falliti, soffrire di depressione. Questo accade perché in fondo tutti commettiamo  un po’ lo stesso errore: pensare che la felicità si possa raggiungere “se soltanto… si raggiungerà  il normopeso, se soltanto si troverà il lavoro che ci piace, o si troverà l’uomo o la donna  giusti.” Lasciamo quindi la nostra vita “in attesa”, e anche per questo, un po’ tutti, viviamo una vita a metà, senza impegnarci in ciò che per noi è veramente importante. Qualche volta la vita ci offre una grande occasione: quella di realizzare il “se soltanto” e verificare che cosa veramente è importante per noi, come accade alle persone obese dopo l’intervento. Non ci sono più scuse o giustificazioni e i nodi vengono al pettine. Soprattutto nelle relazioni con i familiari, perché il focus non è più solo il corpo, ma la persona nella sua globalità.

In particolare nella vita di coppia possono emergere conflitti e problematiche che erano rimasti sepolti sotto il grasso, come ad esempio la gelosia. Il partner obeso che perde peso acquisisce una nuova autonomia e l’altro perde il controllo della relazione. Se entrambi i membri della coppia sono obesi e uno solo dei due perde peso, l’altro lo vive quasi come un tradimento, vengono a meno complicità, condivisione di sentimenti ed emozioni legati alla relazione con il cibo e il legame si allenta. Più in generale, la persona obesa che riesce nel suo intento di perdere peso, si libera non solo dei chili di troppo, ma di un fardello molto più pesante a livello emozionale. Quando si impara a mangiare per nutrirsi, non si è più disposti ad ingoiare tanti bocconi amari che prima ci si sentiva costretti ad ingoiare per essere accettati, il desiderio di compiacere lascia il posto al desiderio di piacersi, di essere liberi di dire qualche NO senza sentirsi in colpa (Vai alla carta dei diritti).

 

Fonte
Julianne Holt-Lunstad et al – Social Relationships and Mortality Risk: a meta-analytic Review. 2010. PLoS Medicine