Gran Bretagna: ipotesi di una tassa per limitare le bevande zuccherate 14 novembre 2013

bibite zuccherate

Un gruppo di ricercatori dell’università di Oxford ha stilato un documento in cui chiede che sia introdotta una tassa del 20% sullo zucchero e sulle bibite zuccherate, per limitarne il consumo e incoraggiare la scelta di bevande più sane; secondo i calcoli degli studiosi, questo provvedimento potrebbe ridurre dell’1,3% il numero di adulti obesi e dello 0,9% di quelli sovrappeso. Fra le altre possibilità ci sono anche l’introduzione di limiti sulle porzioni, i controlli sulla commercializzazione e, come per tabacco e alcol, l’aumento del prezzo con un’apposita tassazione.

Uno degli autori dello studio, il direttore del British Hearth Foundation, Health Promotion Research Group dell’University of Oxford, Mike Rayner, spiega: «Gli effetti negativi sulla salute di zucchero e bevande zuccherate richiedono interventi per limitarne i consumi. Una tassa, di recente suggerita nel Regno Unito, può essere efficace sulla salute per diverse ragioni».

Oltre al peso corporeo, può, per esempio, diminuire l’incidenza delle carie dentali, del diabete di tipo 2, e delle malattie cardiovascolari; inoltre, la tassazione potrebbe spostare i consumi verso bevande dietetiche come succhi di frutta, latte, acqua, cosa che non avverrebbe se si introducesse una tassa sui cibi ricchi di grassi saturi, perché in questo caso i consumi si sposterebbero su altri cibi poco sani, come quelli ricchi di sale.

I ricercatori britannici hanno condotto lo studio per verificare l’effetto di una tassa del 20% su zucchero e bibite zuccherate non solo sull’obesità ma anche sui redditi, preoccupati che potesse colpire i più poveri, con il risultato che la riduzione di 180mila obesi e di 285mila sovrappeso si verificherebbe indipendentemente dai redditi; la riduzione dei consumi di zucchero e bibite zuccherate sarebbe del 15%, con un risparmio annuale di 326 milioni di euro, pari a 8 penny a testa alla settimana.
Il calo dell’obesità sarebbe più alto fra i giovani, che sono i maggiori consumatori di questo tipo di alimenti.

Jason Block, della Harvard Medical School di Boston, osserva, nell’editoriale del British Medical Journal, che ha pubblicato la ricerca: «Tali entrate potrebbero finanziare il sistema sanitario in un momento di gravi restrizioni; ora c’è bisogno che i politici agiscano, verificando l’effetto dell’imposta nel mondo reale; questa imposta è una misura promettente contro l’obesità, specialmente fra i giovani».

 

Fonte
Briggs AD, Mytton OT et al – Overall and income specific effect on prevalence of overweight and obesity of 20% sugar sweetened drink tax in UK: econometric and comparative risk assessment modelling studyBMJ 2013 Oct 31;347:f6189

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