I social network nella dieta, aiutano a perdere peso 23 gennaio 2013

Un esperimento condotto dall’University of North Carolina ha dimostrato che esiste una correlazione fra il numero di tweet e il successo di una dieta: «Chi ha pubblicato più tweet ha perso più peso; ogni 10 tweet si è registrata una diminuzione dello 0,5% del peso corporeo», ha annunciato la responsabile dello studio, Brie Turner-McGrevy; una percentuale rilevante soprattutto considerando che si tratta di persone obese. Scopo dello studio era capire se l’uso della piattaforma di microblogging potesse funzionare come supporto alla dieta dimagrante. I ricercatori hanno fornito uno smartphone e un abbonamento a internet a due gruppi di obesi, che sono anche stati sottoposti per sei mesi a una dieta sana; ogni tre giorni hanno inviato dei podcast contenenti indicazioni sulla dieta che stavano seguendo, grazie anche a un dietologo che forniva regolarmente consigli, e alcuni obiettivi da raggiungere.
I partecipanti a uno dei due gruppi potevano aggiornare sui loro progressi grazie a una app; chi ha più interagito, grazie a twitter, con gli altri partecipanti, è dimagrito di più, confermando che in generale è più probabile raggiungere un obiettivo quando lo si fa in gruppo, quali che siano le sue dimensioni. Turner-Mc Grevy, conferma: «Sappiamo che in questo genere di esperienze gli incontri che si fanno di persona funzionano e contribuiscono a motivare il paziente; abbiamo voluto trovare un modo di trasferire online questo sostegno sociale».
In questo modo si abbassano decisamente i costi, anche se il supporto ottenuto non è paragonabile a quello degli incontri personali. In nessuno dei twitter che si sono scambiati i pazienti è stato menzionato il peso, ma su 2.630 ben 1.981 davano informazioni sulla loro attività fisica o sulle loro rinunce alimentari come: “A colazione ho rinunciato alla torta” o ponevano domande su cosa mangiare: “Sono al ristorante, cosa posso ordinare?”.
La ricerca statunitense è stata pubblicata sulla rivista Translational Behavioral Medicine.

 

Fonte
Corriere.it, 22 gennaio 2013

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