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Il ricorso alla chirurgia bariatrica 28 aprile 2012

Secondo una recente analisi pubblicata sulla prestigiosa Obesity Surgery, la rivista della Federazione Internazionale di Chirurgia Bariatrica (IFSO), nel nostro Paese si curano con questo tipo di intervento poco più dell’1% dei pazienti che potrebbero trarne beneficio.
Ancora peggiore la situazione in altri Paesi, come ad esempio la Gran Bretagna che raggiunge a malapena lo 0,5%.
Lo studio analizza le possibili ragioni, che appaiono le più varie.

Nonostante le più recenti Linee Guida internazionali ed italiane (2011) includano la chirurgia bariatrica tra le raccomandazioni di cura per le persone adulte con diabete di tipo 2 associato ad obesità grave (IMC≥ 35) il ricorso a questi interventi, seppure in costante crescita, rimane ancora basso sia in Italia sia in altri paesi europei rispetto al numero di persone che potrebbero beneficiarne.
Una recente indagine italiana condotta da alcuni dei principali esperti nell’area obesità-diabete: L Busetto (Padova), P Sbraccia (Roma), L Frittitta (Catania), AE Pontiroli (Milano) ha cercato di indagare quali siano gli ostacoli e i fattori che condizionano un’applicazione più ampia nella pratica clinica della chirurgia bariatrica.
Certamente sono determinanti le disponibilità di risorse tecniche ed economiche, un’adeguata organizzazione del sistema sanitario ma gli autori sottolineano come fattore che può fare la differenza anche la volontà di diabetologi e medici di medicina generale di inviare al centro di chirurgia bariatrica i propri pazienti obesi con diabete associato (e altre comorbidità). In questo senso appare esserci ancora una certa resistenza.
Probabilmente i due nuovi studi pubblicati nel marzo 2012 che hanno dimostrato con chiarezza e criteri di studio rigorosi la maggiore efficacia della chirurgia bariatrica rispetto alla terapia convenzionale con i farmaci antidiabetici favorirà l’accettazione e la volontà di avvalersi di questo approccio tra gli specialisti e i medici di medicina generale che spesso rappresentano il primo interlocutore del paziente diabetico-obeso.

Gli autori concludono la revisione sottolineando come la ricerca scientifica in questo campo sia oggi concentrata in particolare ad indagare su:

  • i meccanismi fisiopatologici che possono spiegare gli effetti delle singole procedure bariatriche in differenti tipologie di pazienti
  • i fattori (se esistono) che possono predire la remissione del diabete di tipo 2 dopo l’intervento di chirurgia bariatrica
  • lo sviluppo di nuove procedure specifiche per il controllo del diabete di tipo 2, e infine
  • i possibili effetti della chirurgia metabolica su diabetici di tipo 2 con obesità non grave o addirittura con semplice sovrappeso. Questa nuova frontiera della chirurgia metabolica, di cui si comincia a parlare tra gli Specialisti del settore, include l’utilizzo di procedure bariatriche convenzionali anche a soggetti diabetici obesi con livelli più bassi di Indice di Massa Corporea (IMC = 30-35 o addirittura 25-30 kg/m2) e l’introduzione di altri tipi di interventi di chirurgia metabolica come l’interposizione ileale o l’esclusione del duodeno e del digiuno senza riduzione dello stomaco, messi a punto con l’obiettivo specifico di ottenere degli effetti metabolici indipendentemente dalla massiccia perdita di peso. I risultati ottenuti sinora sono promettenti e molti studi sono in corso per indagare meglio questi aspetti di grande importanza considerando l’impatto socio-sanitario e sulla qualità della vita di migliaia di pazienti obesi che soffrono di diabete di tipo 2.

Fonte:
Busetto L, Sbraccia P, Frittitta L, Pontiroli AE – The growing role of bariatric surgery in the management of Type 2 Diabetes: evidences and open questions. Obes Surg (2011) 21:1451-57

 
 
 

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