Il rischio cardiovascolare aumenta con la terapia aggiuntiva di testosterone 19 novembre 2013

rischio cardiovascolare

Una ricerca del Southwestern Medical Center dell’University of Texas di Dallas, mette in evidenza l’aumento del rischio di ictus, infarto e morte, per gli uomini che dopo essere stati sottoposti ad angiografia delle coronarie, intervento che si esegue su soggetti ad alto rischio, successivamente assumono l’ormone per compensarne i bassi livelli.

Preoccupazioni sulla sicurezza del trattamento ormonale erano già state provocate dalla recente interruzione di uno studio clinico, l’Older Men with Mobility Limitations Trial, che prevedeva il trattamento con testosterone in uomini anziani, a causa degli eventi avversi cardiovascolari che provocava nei soggetti che avevano già avuto patologie analoghe.

Secondo la ricerca, che è stata pubblicata su JAMA, The Journal of the American Medical Association, negli uomini che a causa dei bassi livelli di testosterone intraprendono una terapia sostitutiva, questa può provocare l’incremento del rischio di eventi cardiovascolari avversi. I ricercatori statunitensi, coordinati da Rebecca Vigen, hanno osservato 8.709 uomini di 60 anni di età media, tutti con deficit parziale di testosterone, al di sotto cioè dei 300 nanogrammi per decilitro di sangue (la norma è al di sopra dei 345-350 nanogrammi), ma sopra i 230-235, sotto i quali si parla di ipogonadismo; uno su cinque aveva già avuto un infarto, circa la metà aveva il diabete, l’80% aveva sviluppato una coronaropatia; i livelli di pressione e colesterolo erano simili, così come analoghi erano i farmaci assunti dai partecipanti per prevenire eventi cardiovascolari.
Il 14% di loro aveva successivamente iniziato una terapia con testosterone con diversi dosaggi che però, secondo i ricercatori statunitensi, non hanno causato differenze negli effetti; nel 35% dei casi l’ormone è stato assunto con iniezioni e nei restanti con cerotti. Il risultato è stato che il 26% dei soggetti in terapia è stato colpito da ictus e infarto, mentre fra quelli non in terapia la percentuale si è limitata al 20%, dimostrando così che l’ormone ha aumentato il rischio di circa il 6%.

Secondo Vigen: «Questi risultati devono far riflettere e spronare a nuovi studi, per definire più approfonditamente il rischi delle terapie sostitutive con testosterone, soprattutto perché nell’ultimo decennio le prescrizioni dell’ormone sono cresciute di cinque volte. Le Società scientifiche ne raccomandano l’impiego in soggetti con deficit sintomatico, per migliorare la sessualità, la densità ossea, la forza e la massa muscolare; bisogna però capire che effetti abbia in pazienti con altre malattie concomitanti, soprattutto cardiovascolari». Sono quindi necessarie nuove ricerche perché non possono essere esclusi possibili effetti collaterali sul sistema cardiovascolare; in attesa dei nuovi risultati è consigliabile prendere il testosterone soltanto dietro prescrizione medica, per curare un evidente deficit.

Nell’editoriale di commento alla pubblicazione dello studio, Anne Cappola, della Perelman School of Medicine dell’University of Pennsylvania di Philadelphia, osserva: «Medici e pazienti devono essere cauti, soprattutto perché attorno al testosterone c’è molto marketing; c’è da chiedersi quanto questi dati possano essere generalizzati per altri tipi di soggetti che assumono l’ormone, dagli uomini over 60 con un marcato ipogonadismo a quelli più giovani che invece lo prendono per migliorare il fisico. I benefici reali o percepiti, in questi casi, valgono gli eventuali rischi? Servono altri dati per essere certi della risposta».


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