Invecchiamento cerebrale: trovata una molecola per combatterlo 20 dicembre 2011

Un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica di Roma ha scoperto una molecola, chiamata Creb1, che si attiva grazie a diete a basso contenuto calorico e che contribuisce al buon funzionamento del cervello. Giovambattista Pani, dell’Istituto di Patologia Generale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università romana, ha condotto la ricerca in collaborazione con il gruppo di studio di Claudio Grassi dell’Istituto di Fisiologia Umana; osserva Pani: «L’obiettivo, ora, è di trovare il modo di attivare Creb1, per esempio attraverso nuovi farmaci, anche senza doverci sottoporre a una dieta ferrea.
La restrizione calorica è stata per noi più che altro un espediente sperimentale per scoprire e accendere un circuito protettivo del cervello che coinvolge Creb1 e altri geni responsabili della longevità, le sirtuine (Sirt)». Che la ‘restrizione calorica’ mantenesse attivo e giovane il cervello era già stato ipotizzato da vari studi pubblicati suScience e su Nature, osservando che l’obesità provoca l’invecchiamento precoce delle funzioni del cervello. La funzione regolatrice di Creb1 viene spiegata da Grassi: «I neuroni comunicano fra loro mediante giunzioni specializzate, le sinapsi, la cui funzione è essenziale non solo per la trasmissione delle informazioni nelle reti neurali, ma anche per il loro immagazzinamento, cioè la formazione dei ricordi.
La corretta funzione delle sinapsi è quindi determinante per l’apprendimento e la memoria, mentre le alterazioni delle sinapsi sono alla base del declino cognitivo che si osserva nella malattia di Alzheimer e in altre forme di demenza.
La restrizione calorica, come abbiamo visto e dimostrato, potenzia le capacità delle sinapsi di memorizzare le informazioni, e tale azione benefica è mediata proprio da Creb1». Perché si attivi la capacità della molecola di proteggere i neuroni bisogna diminuire del 30% le calorie che si assumono ogni giorno. I risultati della ricerca italiana sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences Usa (Pnas).

Fonte:
20 dicembre 2011,  corriere.it

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