La crisi economica aggrava il problema dell’obesità infantile 11 ottobre 2011

Una delle conseguenze negative della recessione economica sarà quella sull’obesità infantile, soprattutto: il cibo spazzatura costa meno, in molti paesi, come gli Stati Uniti, la carne costa più della frutta e della verdura, e nei paesi in via di sviluppo appena migliora la condizione economica delle famiglie aumenta il consumo di carne, perché considerata un simbolo di benessere.
Anche in Italia, come osserva, nel corso dell’Obesity Day, Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchesta sul Servizio Sanitario Nazionale: «L’emergenza sanità deve essere tenuta in grande considerazione anche nel nostro paese, dove più del 10% della popolazione adulta è obeso, mentre il problema riguarda ben il 12% dei bambini e ragazzi. Maglia nera per le regioni del Sud: in Campania un bambino su cinque è obeso, ma la situazione è allarmante anche in Molise, Calabria e Sicilia».
Nel corso della stessa giornata Marino ha proposto anche incentivi perché possano accedere a cibi sani come frutta e verdura «…Soprattutto le fasce sociali più povere, che spesso si alimentano male per problemi economici e non per scelta».
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha lanciato l’allarme per l’emergenza sanità infantile e invita tutti i paesi a trovare soluzioni, perché un bambino obeso sarà probabilmente obeso da adulto e potrà facilmente soffrire di diabete e malattie cardiovascolari; negli Stati Uniti sono state recentemente intraprese varie iniziative per combattere il fenomeno, tutte basate sul coinvolgimento della comunità, come spiega il ricercatore presso il Children’s HealthWatch di Boston e docente di Pediatria, John Cook: «Il primo progetto attuato si chiama Fantastic Kids ed è partito sei anni fa nel New England, nell’area intorno a Boston; prevede il coinvolgimento delle comunità locali e nelle scuole per reclutare adolescenti di 16-17 anni, che vengono formati per insegnare ai compagni più giovani, di 8-12 anni, le regole per una corretta alimentazione e un coretto stile di vita. In una seconda fase abbiamo cominciato a lavorare anche sul livello di conoscenza e consapevolezza dei genitori, organizzando cene preparate da un nutrizionista».
I 200 ragazzi dei dintorni della città sono stati formati dagli esperti del Boston Medical Center e hanno poi coinvolto circa 800 bambini in incontri di due ore nel corso dei quali nella prima parte praticavano con loro attività sportive e nella seconda spiegavano loro le regole di una alimentazione corretta; dalle verifiche successive è emerso che il livello di conoscenza delle sane abitudini alimentari era migliorato.
È realizzato nel Massachusetts l’altro programma, il ‘Food Project’, per adolescenti di 15-18 anni, che insegna loro a coltivare frutta e verdura in piccole fattorie o in orti di città, e spiega l’origine degli alimenti e l’impatto della loro coltivazione sul pianeta. Una dieta ricca di proteine può far dimagrire ma il peso perso si riprende in seguito più facilmente, inoltre, troppe proteine non fanno bene alla salute. Secondo i dati dell’Oms l’aumento dell’obesità fra i giovani è dovuto all’alimentazione sbagliata, troppo ricca non solo di proteine ma anche di zuccheri e grassi, e troppo povera di frutta e verdura: nei paesi sviluppati solo l’1% dei bambini segue un’alimentazione corretta, in linea con il modello della Piramide Nutrizionale.
La dieta ideale per un bambino deve essere prima di tutto variata, poi il fabbisogno giornaliero dovrebbe essere suddiviso fra la colazione (20%), merenda del mattino (5%), pranzo (35%), merenda del pomeriggio (10%), cena (30%).
Ogni giorno i bambini dovrebbero assumere frutta, verdura, cereali, in particolare quelli integrali, latte e latticini; nel corso della settimana dovrebbero mangiare almeno tre volte il pesce, una o due volte le uova, i legumi almeno due volte, così come i formaggi, la carne non più di due o tre volte.

Fonte:
11 ottobre 2011, corriere.it

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