La posizione che si assume aiuta a valutare il carattere 30 agosto 2013

scrivaniaIl linguaggio del corpo, in questo caso l’atteggiamento che una persona assume sul lavoro, può indicare se avrà successo e se è destinata al fallimento: questa la conclusione di uno studio della University of California, Berkeley, coordinato da Dana Carney.
Secondo i ricercatori ci sono posture ‘high power’ e posture ‘low power’, associate anche a livelli di testosterone le prime, con relativo potenziamento della fiducia in sé e dell’aggressività, o al cortisolo, che è l’ormone dello stress, le altre; la prevalenza di un ormone o dell’altro può incrementare le probabilità di successo o azzerarle, spiegando così la ragione delle fortune di alcuni a scapito di altri, a pari livello di merito.

Che nei colloqui di lavoro l’atteggiamento del corpo possa condizionare il futuro professionale è ormai un dato confermato da molti studi, come quello dell’esperta di psicologia sociale e docente di Business Administration alla Harvard Business School, Amy J.C. Cuddy, nel quale dà indicazioni su come sedersi e su come non sedersi nel corso dei colloqui per la selezione del personale. Il quotidiano britannico Daily Telegraph ha riferito della ricerca statunitense abbinandola a un quiz nel quale si elencano sei principali posizioni, con relativa descrizione del carattere che denotano, dalla disinvoltura, che dà l’idea di una persona sicura di sé, alla timidezza che indica invece insicurezza.

Il massimo della potenza, ‘high power’, è quello delle prime due posizioni, manifestate da chi sta in piedi, con le mani ferme sul tavolo, sporto in avanti, ed è quindi sicuro di sé e determinato, e da chi siede a braccia aperte, in atteggiamento calmo e autorevole; diminuisce la potenza nelle posizioni successive, dalla terza, a braccia incrociate, in atteggiamento difensivo, alla quarta, di chi continua o toccarsi il viso manifestando nervosismo e imbarazzo, e alla quinta, ‘low power’, con gambe e braccia incrociate, a indicare il desiderio di occupare meno spazio possibile e quindi modestia e timidezza, requisito non apprezzato nel mondo del lavoro.
L’ultima, la sesta, definita potente ma che rischia di sconfinare nell’arroganza, è quella di chi sta con i piedi sulla scrivania e con le mani incrociate dietro le testa.

 

Fonte
Strike a pose: It could help your careerThe Telegraph, 22 agosto 2013

 

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