I medici chiedono agli Italiani di bere di più 28 gennaio 2014

I medici chiedono agli Italiani di bere di più

I medici chiedono agli Italiani di bere di più

Un’indagine condotta dai medici di famiglia della Società Italiana di Medicina Generale (Simg) insieme alla Nutrition Foundation of Italy (Nfi) rivela che gli Italiani bevono ogni giorno circa la metà della quantità di liquidi consigliata dai medici: poco più di un litro anziché due litri; l’idratazione è, invece, fondamentale per la digestione, per il trasporto e l’assorbimento dei nutrienti nell’organismo, per l’eliminazione delle scorie, per la regolazione della temperatura, e mantiene elastica la pelle e le mucose.

Lo studio Liz (Liquidi e Zuccheri in Italia) ha indagato anche il consumo di zuccheri e le abitudini alimentari di circa duemila soggetti adulti.

Per quanto riguarda gli zuccheri, il presidente Nfi, Andrea Poli, spiega: «Quanto all’introito medio degli zuccheri, non siamo di fronte ad apporti elevati: si tratta di 68 grammi al giorno per gli uomini e di 66 per le donne, dati che confermano come sia difficile immaginare di risolvere il problema del sovrappeso in Italia comprimendo semplicemente il consumo di zucchero».

Osserva il vicepresidente Simg, Ovidio Brignoli: «Sono ben altri i fattori che incidono sull’obesità, una patologia che colpisce ormai il 10% degli Italiani; accade, infatti, che il 45% dei maschi e il 33% delle femmine non presti attenzione alle calorie che introduce, correndo ai ripari solo quando il grasso tende già ad accumularsi».

Risulta, invece, ‘rassicurante’ il consumo medio di alcol e di bevande alcoliche, 10 grammi gli uomini e una quantità ancora inferiore le donne, mentre è sconfortante il dato sull’attività fisica, praticata per meno di 15 minuti al giorno da un uomo su quattro e da una donna su tre.

Gli esperti della Simg stanno elaborando due tipi di questionari che 500 medici di famiglia distribuiranno, illustrandoli, ai propri pazienti, e che raccoglieranno poi, compilati; i dati così ottenuti, riguardanti il livello di informazione e le abitudini alimentari dei pazienti, saranno inseriti in un database per poter modificare gli eventuali errori e incidere così sulla loro salute.

 

Fonte
ANSA, 23 gennaio 2014

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