Nel mondo una persona su tre è sovrappeso, una su dieci è obesa 28 agosto 2011

‘Una pandemia mondiale: sono in sovrappeso anche 170milioni di bambini’ questo il titolo di un articolo della rivista scientifica Lancet che lancia l’allarme sulla diffusione di quella che viene ritenuta una vera malattia; anche il ceto sociale influenza la diffusione dei chili in più perché è fra i poveri che se ne registra la più alta incidenza, a causa della bassa qualità del cibo spazzatura di cui si nutrono per ragioni economiche e del costo dell’attività fisica.
Sono poche le zone del pianeta che si salvano dalla pandemia: il Giappone, la Cina e, in Europa, solo l’Olanda; il maggior numero di persone sovrappeso si registra nelle isole dell’Oceania Cook, Nauru e Tonga, dove il 70% delle donne sono obese. In Cina le donne obese sono il 5% della popolazione ma negli Stati Uniti la percentuale supera il 30%. Michele Carruba, direttore del Centro di Studio e Ricerca sull’Obesità dell’Università di Milano, condivide l’allarme: «In Italia gli obesi sono il 10% della popolazione e crescono del 2,5% ogni cinque anni e si aggiungono al 37% di Italiani sovrappeso. Di più: per il futuro si prevede un’impennata, visto che il tasso di obesità infantile (il 34% dei bambini è sovrappeso) è più alto che altrove e che un bambino obeso diventa un adulto obeso nel 75-80% dei casi, magari non a causa di una predisposizione ereditata dai genitori ma soprattutto perché è stato educato a un’alimentazione e a uno stile di vita non corretti. Nei paesi industrializzati non è tanto la povertà quanto il livello di scolarizzazione e di cultura a fare la differenza. In Italia, poi, abbiamo abbandonato la dieta mediterranea, che ci aveva sempre preservato dall’obesità e dalle malattie cardiovascolari; mangiamo peggio dei nostri padri e facciamo meno movimento».
Le proposte per curare l’obesità sono numerose: da quella di un’équipe di psicologi australiani di curarla come si cura l’anoressia, all’invito ai governi di tassare il cibo-spazzatura o a quella dello studioso Kevin Hall, che sostiene che si possano perdere 13 chili in tre anni solo rinunciando a 250 calorie al giorno, l’equivalente di una merendina al cioccolato. Questa l’indicazione di Carruba: «Niente diete estemporanee e disumane; il vero e unico rimedio è modificare lo stile di vita, adottando un’alimentazione equilibrata e facendo attività fisica. In modo graduale e per tutta la vita». Per sapere se si è obesi o sovrappeso, bisogna calcolare l’ indice di massa corporea (Imc o Bmi, dall’inglese Body Mass Index), che si ottiene dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza in metri: se è fra 18,5 e 25 è normale; se è fra 25 e 30 indica sovrappeso, se supera 30 indica obesità. Il sistema più semplice, che consiglia Carruba, è misurare il giro vita, dove si accumula il grasso pericoloso per la salute: se supera gli 88 centimetri per le donne e i 102 per gli uomini significa essere obesi.

Fonte:
28 agosto 2011
,  Il Giornale

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