Nutrirsi in modo corretto con l’Iqd, l’Indice di Qualità della Dieta 27 dicembre 2013

Indice di qualità della dieta

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Indice di qualità della dieta

Indice di qualità della dieta

Secondo uno studio condotto da un team di ricercatori de La Sapienza, Università di Roma, utilizzando l’Indice di Qualità della Dieta si può valutare quanto quello che si mangia può fare ingrassare, superando il vecchio metodo basato sul calcolo delle calorie; lo stesso numero di calorie, infatti, può avere diverse conseguenze sul peso, a seconda della qualità dei cibi da cui è composto.

Per ottenere l’Iqd è necessario moltiplicare l’apporto dei carboidrati e degli zuccheri non integrali (glucidi) per quello degli acidi grassi saturi, e dividere il risultato per la quantità assunta di frutta, verdura e cereali integrali (fibre); le fibre introdotte nel regime alimentare, secondo lo studio, potrebbero compensare gli alimenti più calorici, come carboidrati, formaggi, grassi saturi, dolci.

Nel corso della ricerca sono stati osservati i diari alimentari di 120 soggetti, divisi in quattro gruppi: 30 onnivori obesi, 30 onnivori magri, 30 latto-ovo-vegetariani e 30 vegani. I partecipanti praticavano la stessa attività fisica e assumevano circa la stessa quantità di calorie giornaliere: 2,140 calorie gli onnivori gli obesi con Bmi (Body Mass Index, Indice di massa corporea) 37,9; 2.020 calorie gli onnivori magri con Bmi 23,69; 2.174 calorie i latto-ovo-vegetariani con Bmi 22,9 e 1.970 calorie i vegani con Bmi 23,6.

L’endocrinologo Andrea Lenzi, direttore della Sezione di Fisiopatologia Medica ed Endocrinologia del Dipartimento di Medicina Sperimentale de La Sapienza, spiega: «A parità di calorie assunte ogni giorno da vegani, vegetariani che includono lette e uova, magri onnivori e obesi onnivori, si evidenziano pesi decisamente differenti; non è quindi solo l’introito calorico a determinare lo sviluppo dell’obesità e del sovrappeso, ma come si costruisce il menù, bilanciando i cibi contenenti grassi saturi o glucidi, con le fibre. In linea con i dettami della dieta mediterranea, i piatti privi di fibre e verdure, e ricchi di grassi saturi, in particolare le carni rosse, non solo fanno ingrassare, ma facilitano lo sviluppo di malattie correlate all’obesità».

Secondo Lucio Gnessi, del Dipartimento di Medicina Sperimentale de La Sapienza: «Con lo stesso numero di calorie il peso può essere molto diverso, ed esiste una netta prevalenza di sovrappeso e obesità fra gli onnivori che prediligono carni grasse e alcuni tipi di formaggi, mentre trascurano le verdure; parallelamente, gli indicatori di malattie correlate a obesità e sovrappeso seguono il medesimo andamento, in rapporto alla qualità piuttosto che alla quantità del cibo».

L’endocrinologa Carla Lubriano, cha ha partecipato alla ricerca, precisa: «Il numero di casi coinvolti nello studio verrà aumentato ulteriormente, in modo tale da poter stabilire come impiegare il nuovo indice Iqd su ampia scala e renderlo utile non solo a scopo di ricerca, ma fruibile a tutti». Lo studio romano è stato presentato nel corso del VII congresso regionale Sio (Società Italiana dell’Obesità) che si è concluso nei giorni scorsi a Roma.

 

Fonte
7° Congresso regionale della Società italiana dell’obesità (SIO), Roma 14 dicembre 2013

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