Obesità: che cosa scatena l’eccesso di cibo? 26 giugno 2017

La World Obesity Federation ha di recente elaborato un Position Statement che considera l’obesità una malattia cronica progressiva e recidivante. Il cibo è il fattore scatenante principale, in particolare gli alimenti ipercalorici che contengono molti grassi e/o le bevande ricche di zucchero. L’eccesso di cibo poco sano, la scarsa attività fisica e diversi altri fattori ambientali interagiscono con la sensibilità genetica individuale portando ad uno squilibrio energetico: i grassi in eccesso vengono in massima parte immagazzinati nelle cellule adipose (adipociti) che progressivamente aumentano di volume (ipertrofia cellulare) ma non solo. Alcuni lipidi possono infiltrarsi in altri organi come il fegato (grasso ectopico perché “fuori sede”). Gli adipociti ipertrofici e i depositi di grasso al di fuori del tessuto adiposo producono una serie di sostanze infiammatorie, ormonali e metaboliche in grado di danneggiare progressivamente organi come le arterie, il cuore, il fegato, i muscoli e il pancreas. L’evoluzione dell’obesità può essere paragonata a un processo infettivo dove a differenza dei microbi il fattore scatenante è il cibo. Più precoce è il contrasto al processo di accumulo di grasso è maggiore sarà la possibilità di impedire gli effetti deleteri dell’obesità nel tempo.

 

Il cibo come primo fattore scatenante

Secondo il modello epidemiologico elaborato dalla World Obesity Federation, il cibo è il principale fattore ambientale, seguito dalla sedentarietà, che agisce su un individuo per innescare l’accumulo di peso e con il tempo l’obesità. L’evoluzione successiva dell’obesità è correlata alla “virulenza”/dipendenza all’agente scatenante e alla sensibilità (determinata geneticamente) del singolo soggetto.

Cibi economici, ricchi di gusto, sale, grassi, zuccheri sono più gratificanti e abbondano sulle tavole dei Paesi occidentali. Questi cibi molto gustosi possono attivare i cosiddetti centri cerebrali del piacere con un meccanismo del tutto simile a quello delle droghe.

Altri fattori ambientali che favoriscono l’obesità, oltre al cibo poco sano e alla sedentarietà, sono la mancanza cronica di sonno, fattori ormonali obesogeni, effetti intergenerazionali, età avanzata dei genitori, alcuni farmaci, interruzione dell’abitudine al fumo di sigaretta, problemi familiari e psicologici che creano dipendenza da cibo.

Il ruolo dei fattori genetici individuali

I fattori genetici sono una componente della risposta del singolo soggetto ai fattori obesogeni ambientali. Ci sono alcuni geni che hanno un’alta penetranza e la cui presenza porta inevitabilmente a un’obesità elevata. Un esempio è il caso di difetti della produzione di leptina (piccolo ormone proteico, prodotto soprattutto nel tessuto adiposo bianco e coinvolto nella regolazione del metabolismo lipidico e del consumo energetico) o di alterazioni del suo recettore. Gli studi più recenti hanno identificato circa 100 altri geni che sembrano correlati con l’obesità e con la distribuzione del grasso ma con un minor contributo individuale. È evidente a tutti che a parità di condizioni ambientali, ci sono persone che diventano obese e altre che non lo diventano. I fattori e i meccanismi coinvolti sono molto complessi e multifattoriali. Molti studi sono in corso.

 

Le differenti reazioni delle cellule adipose

Nei soggetti che hanno una predisposizione genetica, l’eccesso di energia che deriva dal consumo di cibo ipercalorico porta ad un accumulo di grasso nelle cellule adipose (adipociti).

L’aumento di volume e/o l’aumento del numero di cellule adipose per permettere questo immagazzinamento di grasso rappresentano le lesioni patologiche dell’obesità.

 

Se non si interrompono le cattive abitudini, l’accumulo di grasso continua e si distribuisce anche in regioni ectopiche ovvero al di fuori delle zone deputate al tessuto adiposo come il grasso viscerale, il grasso cardiaco (che si accumula intorno al cuore) e il grasso che infarcisce i muscoli fino alla massima capacità di immagazzinamento.

L’aumento di volume delle cellule adipose e le variazioni del microbioma (flora batterica intestinale) interagiscono e sono coinvolti nel progressivo aumento dell’infiammazione generalizzata che viene a crearsi nel soggetto con obesità.

Man mano che gli adipociti si gonfiano, essi producono quantità sempre maggiori di numerose sostanze proteiche (peptidi) pro-infiammatorie inclusi leptina, citochine come l’interleuchina 6 e il fattore alfa di necrosi tumorale (TNF-alfa), angiotensinogeno, adipsina (complemento D), metaboliti come acidi grassi liberi e lattato. Le concentrazioni di adiponectina – una sostanza anti-infiammatoria prodotta dagli adipociti – progressivamente si riducono. Tutti questi cambiamenti modificano i processi metabolici e infiammatori della persona e nel soggetto particolarmente sensibile determinano l’insorgenza di molte altre alterazioni e malattie associate (comorbidità) come iperinsulinemia e resistenza all’insulina e diabete di tipo 2, dislipidemia, ipertensione arteriosa, sindrome metabolica, aterosclerosi, patologie articolari e ossee da sovraccarico, problemi respiratori per l’accumulo di grasso nelle vie aeree superiori.

 

 

Fonte

Bray GA, Kim KK, Wilding JPH – Obesity: a chronic relapsing progressive disease process. A position statement of the World Obesity FederationObes Rev 2017 Jul;18(7):715-723

Immagine del top è tratta da: imagebank.worldobesity.org 

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