L’obesità è anche un costo sociale: nel 2025 sarà il 20% della spesa pubblica 16 febbraio 2012

Oggi in Italia gli obesi adulti sono circa cinque milioni e rappresentano un costo sociale che supera gli otto miliardi di euro all’anno, ma nel 2025 potrebbero arrivare a 20milioni e superare i 30miliardi di costo (il 6,7% della spesa pubblica), con una percentuale sul totale della popolazione che potrebbe arrivare al 43%, secondo uno studio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Lotta al sovrappeso e all’obesità. Anno III è un’iniziativa del Centro Studi Tisanoreica che, insieme alla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, alla Federazione Italiana Medici Pediatri, alla Federsanità-Anci e ad Assofarm, propone una campagna per il controllo del peso della popolazione che abbia anche effetti positivi sui costi della sanità pubblica. È fin dall’infanzia che bisogna controllare i grassi e gli zuccheri nella dieta: i bambini italiani fra i sei e i nove anni sono i più grassi d’Europa, secondo la Commissione Europea di Identificazione e Prevenzione degli effetti dietetici e dello stile di vita indotti nei giovani e nei bambini, e la tendenza ogni cinque anni aumenta del 2,5%.
Gianluca Mech, presidente della Onlus AssoTisanoreica e promotore di questa campagna antiobesità, spiega: «La ventilata istituzione di una tassa sul cibo spazzatura da parte del ministro Balduzzi, non sarebbe una cattiva idea, ma è più importante sensibilizzare i medici generici e i pediatri affinché prescrivano ai pazienti in sovrappeso diete a basso indice glicemico.
Se la metà degli Italiani adottasse questo regime, il tasso di obesità in età adulta diminuirebbe dal 10 al 5%: un milione e mezzo di obesi in meno comporterebbe una riduzione di quasi 2,5 miliardi di euro del costo sanitario annuo sostenuto per curarli». L’obesità viene combattuta in tutto il mondo con le iniziative più varie.
La Germania ha avviato diversi provvedimenti per contrastare l’obesità, che è arrivata a un’incidenza del 30% e che è stata definita una ‘malattia nazionale’ dall’Ocse; i tedeschi iniziano dai bambini: un patentino alimentare per quelli che frequentano le scuole elementari, standard qualitativi per le mense scolastiche, informatizzazione dell’approvvigionamento scolastico e una campagna contro l’anoressia.
In Spagna ci sono più bambini obesi (il 19%) che negli Stati Uniti (16%) e le cure per i problemi da sovrappeso hanno subìto un aumento che è arrivato all’8%; Mide tu salud (misura la tua salute) è il titolo della campagna che il comune di Madrid ha avviato per invitare i cittadini a controllare la propria salute.
In Danimarca è stata recentemente introdotta una tassa sugli alimenti che contengono grassi, come il burro, il latte, la pizza, la carne, mentre in Ungheria una nuova tassa è applicata sulle bevande che contengono meno del 25% di frutta, sugli energy drink e sugli alimenti che contengono molti zuccheri o sono molto salati.
In Francia è allo studio la limitazione della pubblicità televisiva nei programmi per i più giovani dei prodotti che contengono molti zuccheri; nel paese transalpino l’obesità colpisce il 15% della popolazione, per una spesa che rappresenta l’8% del totale.
Negli Stati Uniti, le campagne per l’igiene alimentare e contro il cibo spazzatura hanno ottenuto i risultati sperati, perché il tasso di obesità si è fermato, dopo 30 anni di crescita allarmante e 147 miliardi di dollari annui di spesa sanitaria; fra le tasse che sono allo studio c’è quella sugli zuccheri e quella sulle bibite gassate che da sole, è stato calcolato, potrebbero consentire una notevole riduzione dell’incidenza di malattie cardiocircolatorie e del diabete, con un risparmio di 17 miliardi di dollari e in introito di 13 miliardi.
A breve saranno anche modificati i pasti delle scuole statali, con il raddoppio delle porzioni di frutta e verdura, l’uso di latte scremato e la diminuzione di sale e grassi negli alimenti.

Fonte:
repubblica.it, 16 febbraio 2012

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