Per le donne sedentarie maggiori rischi di disturbi metabolici 17 marzo 2012

L’ American Journal of Preventive Medicine ha pubblicato una ricerca dell’University of Leicester che dimostra che il rischio di sviluppare patologie mataboliche è più alto fra le donne che svolgono un lavoro sedentario rispetto agli uomini.
Se i risultati della ricerca britannica saranno confermati da ulteriori studi, le donne, e in particolare le lavoratrici, dovranno fare attenzione a non passare troppe tempo sedute. Oltre 500 soggetti di ambo i sessi e di età superiore ai 40 anni sono stati sottoposti a esami di sangue per controllare i valori legati alle disfunzioni del metabolismo e del diabete; i dati sono stati incrociati con la loro attività lavorativa e specialmente con il numero di ore che trascorrevano seduti.
Nel sangue delle donne sono state così scoperte maggiori quantità di proteine che denunciano uno stato infiammatorio (C-reattive), di sostanze che sono presenti nell’organismo quando è colpito da un’infiammazione (leptina e interleuchina 6) e di livelli più alti di insulina.
Il coordinatore della ricerca, Thomas Yates, spiega: «Lo studio dimostra per la prima volta, come lo stare sedute molto tempo ha un impatto deleterio sulla salute delle donne; in particolare, abbiamo dimostrato che gli stati infiammatori e l’insulinoresistenza cronici sono più presenti nelle donne sedentarie che negli uomini, a prescindere da quanto esercizio fanno nel resto della giornata. Questo vuol dire che ad alcune donne potrebbero non bastare i 30 minuti di esercizi quotidiani che vengono raccomandati ai soggetti a rischio di diabete, se poi passano il resto del tempo sedute. Se la nostra scoperta venisse convalidata da successive ricerche, ci sarebbero probabilmente conseguenze a livello di salute pubblica e raccomandazioni sullo stile di vita. Bisognerebbe infatti permettere alle donne di lavorare senza che la loro salute venga compromessa».
Le cause della differenza sono per il momento ignote agli studiosi e non hanno fondamento l’ipotesi che la responsabilità sia da attribuire a una maggiore tendenza delle donne a mangiare fuori pasto durante il lavoro o a svolgere minore attività fisica rispetto agli uomini.

Fonte
QuotidianoSanità.it, 17 marzo 2012

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