Storie e Testimonianze

La storia di Karsten Kaltoft 19 dicembre 2014

La storia di Karsten Kaltoft

Karsten Kaltoft Photo: FOAWEBTV/Youtube
telegraph.co.uk

Corte di giustizia UE: “L’Obesità può costituire un handicap secondo il diritto europeo.” Questa la sentenza dei giudici per il caso di un baby sitter danese, Karsten Kaltoft, licenziato perché troppo grasso.

Il protagonista della storia: un baby sitter danese
Il protagonista del caso discusso dalla Corte Europea è Karsten Kaltoft, per 15 anni baby sitter, dipendente del Comune di Billund, in Danimarca. Kaltoft accudiva i bambini al proprio domicilio, sino a quando è stato licenziato, nel 2010, ufficialmente per “un calo del numero di bambini per i quali veniva richiesto il servizio”.

I termini del contendere: l’obesità può costituire un handicap?
Kaltoft ritiene che sia stato commesso un atto di discriminazione nei suoi confronti, essendo considerato obeso, secondo i criteri Oms. La questione della sua taglia extralarge – si legge in una nota del Comune di Billund – è stata sollevata durante il colloquio di licenziamento ma le parti in gioco, comune e sindacati, non concordano sul modo in cui sarebbe stata affrontata e discussa. Il Comune ha sempre negato che l’obesità fosse una motivazione del licenziamento. Di diversa opinione il sindacato che, per conto di Kaltoft, ha chiesto il risarcimento del danno subito. Da qui le richieste del tribunale di Kolding alla Corte UE: precisare se il diritto dell’Unione vieti in modo autonomo le discriminazioni fondate sull’obesità. E, in via subordinata, chiarire se l’obesità possa costituire un handicap e pertanto ricada nella sfera della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione.

Nella sua sentenza la Corte EU, pur precisando che spetta al giudice nazionale determinare se l’obesità del ricorrente rappresenti una disabilità, conclude che se questo stato comporta una limitazione di lunga durata e, interagendo con barriere di diversa natura, ostacola la piena partecipazione alla vita professionale, allora può rientrare nella nozione di `handicap´, ai sensi della direttiva UE. Sarebbe così se la taglia extralarge di Kaltoft creasse problemi al lavoratore in ragione di una mobilità ridotta o dell’insorgenza di patologie.

Il parere della Corte Europea
«Se essere obeso ostacola la piena ed effettiva partecipazione al lavoro, l’obesità può essere ritenuta una disabilità». E’ quanto hanno stabilito i giudici della Corte europea.

«Sebbene nessun principio generale del diritto dell’Unione Europea vieti, di per sé, le discriminazioni fondate sull’obesità, questa condizione rientra nella nozione di `handicap´ nel momento in cui impedisce, a certe condizioni, la piena ed effettiva partecipazione della persona alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori». Queste, in sintesi, le conclusioni della Corte Ue. La direttiva presa in considerazione è quella sulla parità di trattamento in materia di occupazione, in forza della quale sono vietate le discriminazioni fondate su: convinzioni personali, età, religione, tendenze sessuali. E sugli handicap, appunto.

L’avvocato generale Jääskinen della EU chiarisce che, pur non sussistendo alcun obbligo di mantenere l’impiego di un individuo che non sia in grado di svolgerne le relative funzioni essenziali, dovrebbero essere adottate misure ragionevoli per agevolare gli individui disabili a meno che l’onere per il datore di lavoro sia sproporzionato. A suo parere, solo un’obesità estrema, grave o patologica, vale a dire un BMI superiore a 40, potrebbe essere sufficiente a creare limitazioni, quali problemi di mobilità, resistenza e umore, che corrispondono alla «disabilità» ai sensi della direttiva. Sarà compito del giudice nazionale determinare se l’obesità del signor Kaltoft ricada in tale definizione.

L’obesità è responsabilità del singolo oppure no? Secondo la Corte Europea è irrilevante
Intorno a questo tema esiste ancora molta discussione e discordanza di vedute. Alcuni propendono per la prima ipotesi: l’obesità è uno stato raggiunto progressivamente dall’individuo che in tutta libertà, come scelta personale, decide per un eccesso di alimentazione, a suo danno (e della società). Per altri invece vi sarebbero forti predisposizioni all’obesità anche di tipo genetico (del resto documentate anche scientificamente da numerosi lavori autorevoli) che condizionano fortemente i comportamenti della singola persona, sin dalla tenera età. Ma, cosa più importante, per la Corte Europea l’origine della disabilità è irrilevante: può essere quindi causata dalla troppa golosità (che spesso sottende problemi di tipo psicologico) o da problemi genetici. La nozione di disabilità è oggettiva, secondo la CE, e non dipende dalla circostanza che il ricorrente abbia contribuito o meno a causare con un eccessivo apporto di energie «auto-provocato».

Nessuna indicazione sull’indice di massa corporea
La Corte Europea non ha acconsentito alla definizione del livello di Indice di Massa Corporea (IMC / BMI), il principale indice utilizzato per misurare il livello di obesità di un soggetto, che sarebbe necessaria per classificare una persona come disabile, stabilendo che la decisione di chi è «gravemente obeso» verrà decisa caso per caso. Circostanza quest’ultima che, secondo il parere di molti avvocati, potrebbe portare a gravi confusioni, in assenza di valori di riferimento a cui attenersi.

 

Fonti
Corte di giustizia dell’Unione europea, Comunicato Stampa n. 112/14, Lussemburgo, 17 luglio 2014
‘I don’t feel my weight is a big problem’ says Dane in EU obesity ruling.
Severe obesity is a disability, European court adviser rules.

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