Ulcera gastrica: more e lamponi proteggono lo stomaco 13 settembre 2013

ulcera gastricaSecondo una ricerca del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano e del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach, di San Michele All’Adige (Trento), consumare regolarmente 150 grammi di more e lamponi avrebbe un notevole effetto protettivo nei confronti dell’infiammazione gastrica; sarebbero gli ellagitannini contenuti in quei frutti a offrire protezione dall’etanolo.

Si legge nella ricerca: “Questo studio riporta per la prima volta che gli ellagitannini (Et) contenuti in more e lamponi sono in grado di proteggere lo stomaco contro le lesioni gastriche causate dall’etanolo; è importante sottolineare che l’effetto è stato ottenuto con una dose di ellagitannini paragonabile al quantitativo contenuto in una porzione da 125 grammi di bacche, pari al peso dei cestini venduti nei negozi.
L’effetto anti ulcera della mora, misurato in forma di UI, è risultato più elevato di quello del lampone; l’estratto di mora conteneva infatti un quantitativo di Et più elevato (343 mg/100 g di frutto fresco) rispetto al lampone (155mg/100 g di frutto fresco), per cui la differenza nel quantitativo di Et potrebbe spiegare la differenza di risposta”.

Gli ellagitannini appartengono alla classe dei polifenoli, segnalati finora in letteratura per i benefici effetti cardiovascolari e contro il cancro, soprattutto come estratto dal melograno; le varietà esaminate nel corso della ricerca sono state per le more la Lochness e per i lamponi la Tulameen.

Sotto la guida di Fulvio Mattivi, il laboratorio di San Michele ha isolato e caratterizzato i principi attivi dei frutti, mentre la parte biologica è stata condotta presso il Laboratorio di Farmacognosia dell’Università degli Studi di Milano, diretto da Mario Dell’Agli. “…Abbiamo dimostrato che gli ellagitannini di more e lamponi proteggono in modo efficiente contro l’insorgenza di ulcera gastrica in un modello murino (su topi ndr)”, concludono gli autori.
La ricerca italiana è stata pubblicata sulla rivista scientifica online PLoS One.

 

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