Un sito online per conoscere il proprio rischio di fratture 24 novembre 2011

Un nuovo test consente l’autodiagnosi per scoprire il proprio rischio di fratture ossee; si può eseguirlo sul sito www.stopallefratture.it rispondendo a semplici domande.
Dopo i 50 anni le donne sono più soggette al rischio di fratture da fragilità ossea provocata dall’osteoporosi, per questo la Società Italiana di Reumatologia (Sir) e la Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (Siommms), hanno elaborato il test di autodiagnosi disponibile sul sito.
Silvano Adami che ha curato l’ideazione del test, è Ordinario di Reumatologia presso l’Università degli Studi di Verona e spiega: «Lo strumento si basa su un algoritmo che consente di documentare in maniera oggettiva la gravità e il potenziale impatto dell’osteoporosi nella singola utente, stimando il rischio che entro dieci anni ha di fratturarsi il femore o incorrere in qualsiasi frattura clinica.
Certamente, aver effettuato una Moc (Mineralometria Ossea Computerizzata), che è uno degli esami di routine per porre una diagnosi di osteoporosi, consente di definire questo rischio ancora più precisamente, ma è molto importante anche la valutazione di abitudini personali, prima di tutto la propensione al fumo. Anche la considerazione dello stato fisico generale della donna, cioè se è molto magra, se è andata in menopausa precoce, se c’è una storia familiare di fratture o se ha patologie correlabili all’osteoporosi, quali quelle reumatiche, sono variabili importanti che condizionano il risultato finale. Mettendo a disposizione dell’intera popolazione femminile over 50 anni questo test, vogliamo contribuire a migliorare la gestione dell’osteoporosi severa, aumentando la percezione del rischio sia da parte delle pazienti che degli altri operatori sanitari, soprattutto per arrivare a una più tempestiva, e certa, diagnosi del problema».
Al termine del test, la donna che avrà risposto alle domande saprà qual è il suo livello di rischio di fratturarsi un osso nei successivi 10 anni e potrà conoscere alcune regole di prevenzione.

Fonte:
24 novembre 2011, Sanità News

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