Vescica iperattiva: frequente, ma sottodiagnosticata e poco considerata 29 novembre 2013

vescica iperattiva

Nel corso di una conferenza stampa che si è svolta nei giorni scorsi al Senato, promossa dalla rivista di politica e di economia sanitaria, Italian Health Policy Brief, e dall’Associazione d’Iniziativa Parlamentare e Legislativa per la Salute e la Prevenzione, si è parlato di una sindrome diffusa e invalidante: la ‘vescica iperattiva’.

Si tratta di una patologia contraddistinta dal bisogno urgente di urinare, che si manifesta indipendentemente da altre patologie, come infezioni alle vie urinarie o tumori, e che spesso si accompagna all’incontinenza; è poco considerata dal Servizio Sanitario Nazionale, tanto che, unico in Europa, non rimborsa i farmaci per curarla né i percorsi terapeutici e riabilitativi, salvo in casi limitati.

Secondo gli organizzatori “Emerge il forte disorientamento del cittadino colpito da questa patologia, ad alto rischio di essere sottoposto a trattamenti talvolta inadeguati e con il conseguente ritardato accesso alle cure, che spesso è la causa principale del suo aggravamento, e del frequente fenomeno della comorbidità, come infezioni urinarie e dermatiti; a questo si aggiunga il fatto che l’Italia è l’unico paese nel quale non è previsto il rimborso totale o parziale dei più moderni farmaci per il trattamento della vescica iperattiva”.

Il presidente Siud (Società Italiana di Urodinamica), Giulio Del Popolo, precisa: «La non rimborsabilità di questi farmaci orienta spesso medici e pazienti verso prodotti più economici, caratterizzati da maggiori effetti collaterali o, più sovente, verso i presidi passivi, assorbenti o dispositivi per il cateterismo, rimborsati dal Servizio Sanitario, anche se con diversi criteri fra le diverse regioni e le diverse Asl. Questo approccio non consente un trattamento precoce, esponendo i pazienti al rischio di complicazioni a lungo termine».

Secondo la Finco (Federazione italiana Incontinenti), i presidi passivi, per il 70% pannolini, costerebbero intorno ai 300 milioni di euro, somma che, secondo gli specialisti, “…potrebbe essere alquanto ridotta a fronte di un più facile accesso alle terapie farmacologiche più moderne”.

Nel corso della conferenza sono stati illustrati i dati relativi a questa patologia, che colpisce maggiormente le donne (60%) rispetto agli uomini, per un numero totale che arriva a equivalere agli abitanti del Lazio, cinque milioni.

 

Fonte
Pharma Kronos, 18 novembre 2013

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