Il ruolo di un’Associazione in aiuto delle persone obese

Marina Biglia, Presidente di Amici Obesi Onlus e neoeletta rappresentante per l’Italia al Patient Council EASO ha portato la sua testimonianza di ex-obesa durante l’evento “Incontro aperto alla cittadinanza in occasione della Giornata Europea dell’Obesità”, che si è svolto lo scorso maggio in Consiglio Regionale della Lombardia.

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“Prima di essere Presidente di Amici Obesi Onlus, sono una ex grande obesa, sono arrivata a pesare 136 chili e a sentirmi fuori posto ogni giorno della mia vita da obesa. Sono, come spesso dico, una figlia della NON prevenzione. Oggi si parla tanto di prevenzione, oggi ci domandiamo spesso: questo bambino, questo ragazzino in sovrappeso sarà un adulto domani? Cosa possiamo fare per evitarlo in termini di prevenzione e stile di vita? Quando ero piccola io non c’era prevenzione, non vi era alcuna attenzione verso quello che sarebbe poi diventato sicuramente un problema enorme.  [continua sotto…]

 

 

Si parla spesso di peso sociale dell’obesità come se il peso di chi è obeso o lo è stato avesse una doppia valenza: un peso fisico e un peso socio-economico: un danno quindi doppio o plurimo per la Sanità. Come sappiamo l’obeso può essere afflitto da diverse patologie conseguenti e/o associate, è un costo non indifferente per la Sanità ma – a differenza di tanti altri malati – viene giudicato molte volte dall’opinione comune, da occhi cinici e poco attenti come un paziente quasi NON degno di essere curato, perché il suo malessere – secondo il pregiudizio imperante – è qualcosa che lui stesso ha voluto crearsi da solo, mangiando, divorando qualsiasi cosa che poteva capitargli a tiro, non muovendosi, non seguendo uno stile di vita che avrebbe potuto essere uno stile di vita sano … insomma una persona che si è scavato la fossa da sola; una persona molte volte giudicata come un facinoroso, un godurioso, oggetto di scherno e si potrebbe andare avanti per ore su quello che è ancora oggi lo stigma dell’obesità. Io molte volte a questi convegni vorrei invitare le persone normopeso ad indossare per ventiquattrore l’obesità perché in queste ventiquattrore si renderebbero conto veramente di un cambio di mano, qual è la realtà e la problematica profonda di questa nostra patologia.

Il punto cruciale, però, è sempre uno ovvero – il NON riconoscimento dell’obesità come malattia; anche se è stata dichiarata tale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, non viene riconosciuta non solo dalle persone che ci circondano ma non viene riconosciuta in primis dall’obeso stesso, perché non si sente un malato, si sente un colpevole mentre sappiamo benissimo che non si può sentirsi colpevoli di una malattia. Essendo una malattia multifattoriale è difficile definirla e contenerla in un certo range ma è comunque una malattia e come tale noi come associazione cerchiamo di far comprendere alle persone obese ma non solo a loro, anche agli amministratori, al personale medico, alle persone che ci circondano che il messaggio che dev’essere diffuso è quello che l’obesità è una malattia ed è una malattia curabile perché esiste la possibilità di cura. La chirurgia bariatrica non è una chirurgia capricciosa, non è una chirurgia che si affronta per poter indossare il bikini ma è una chirurgia che serve per recuperare salute e molto spesso è la sola via possibile per salvarci la vita in caso di grande obesità.

Nel corso degli anni, ho anche incontrato molte persone che hanno fatto ricorso ad interventi bariatrici ma l’hanno negato o comunque negano di averlo fatto, non vogliono che i vicini o addirittura gli amici lo sappiano, come se ci fosse una vergogna anche nell’essersi curati , nell’essersi sottoposti ad intervento bariatrico. Tante volte ci siamo sentiti dire: “hai scelto la via più breve, hai scelto la via più comoda.” Offrirei volentieri a chi afferma questo una settimana della mia vita a combattere con tutte quelle che sono le problematiche che anche dopo un intervento bariatrico continuano a condizionare e a ripercuotersi sulla propria fisicità e qualità di vita. L’intervento consente di riguadagnare in parte la propria salute ma è chiaro che i danni inferti dagli anni di obesità rimangono come una macchia indelebile sul proprio corpo.

Quindi senza un vero riconoscimento dello stato di malattia, la cura dell’obesità rischierà di arenarsi – a mio parere – in qualche anfratto, vittima di pregiudizi e stereotipi che ormai conosciamo fin troppo bene. Su 5 milioni di obesi in Italia, vengono ricuperati circa 10.000 pazienti. I costi economici, diretti e indiretti sono ben noti, ma vorremmo puntare l’occhio anche su costi un po’ più sconosciuti, un po’ più nell’ombra ma che fanno la differenza nel quotidiano delle persone sottoposte ad intervento bariatrico; la spesa alimentare, per esempio. Dopo un intervento di bariatrica, il paziente spenderà un decimo rispetto a quanto spendeva prima perché nel suo stomaco non ci sta quasi più nulla; una volta scesi di peso non saremo più legati ad andare nei negozi con “taglie morbide” od “oversize” o “extrasize” ma potremo anche andare al mercato; ogni volta che dovremo entrare in un mobilificio non dovremo più misurare il letto, il divano o le sedie con l’incubo che non sia sufficientemente resistente, potremo comprare anche la seggiolina che ci piaceva del Centro Commerciale. C’è anche questo quadro di economia domestica, magari più banale, da massaia, ma va tenuti presente.

In queste occasioni, mi preme invitare tutte le forze in gioco a spezzare il silenzio che ancora vige su questa grave patologia cronica per interromperne la progressiva crescita di questi ultimi anni, mi preme invitare le persone obese a rivolgersi sempre alla rete di centri di eccellenza certificati SICOB, che affrontano il problema in modo multidisciplinare, garantendo il massimo del successo possibile, con la massima collaborazione da parte nostra. Manca solo un tassello – ma fondamentale – a tutto questo, manca la consapevolezza da parte dell’obeso di avere davvero un DIRITTO ALLA CURA, di essere davvero un malato e su questo aspetto c’è ancora molto da fare da parte dell’Associazione ma anche da parte di tutte le forse in gioco. Grazie dell’attenzione.”

 

Amici Obesi Onlus è una grande Associazione, una grande community che vanta quasi 20.000 seguaci, nata nel 2006, per la cura, la prevenzione e la diffusione di informazioni sulla patologia. Nata per i pazienti e alimentata dai pazienti che cercano, grazie alla potenza dell’auto aiuto una possibilità di risolvere il loro problema di salute, coadiuvati da seri specialisti che riconoscono l’importanza della loro mission. Amici Obesi Onlus ha aiutato tante persone a riappropriarsi della propria vita, lavora sul territorio organizzando incontri e convegni di informazione e gruppi di autoaiuto dove le persone possano essere ascoltate da chi conosce il problema, condividerne le esperienze, positive e negative, traendone sempre un grande beneficio umano, motivazionale ed educativo nella propria gestione quotidiana della malattia obesità. Per imparare a riappropriarsi della propria vita, una vita su misura.

 

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