La storia di Monica Auriemma

Monica Auriemma

“Chiusa in ufficio, ho acceso il mio portatile e, tremando, ho digitato per la prima volta la parola “obesità”: ero proprio obesa. Ero malata, sarei morta prima, avrei sofferto sempre più per la mia condizione di interdetta alla vita. Malata due volte perché l’obesità è una malattia multifattoriale, che mi faceva mangiare sempre più, e intanto mi mangiava. La morte sarebbe arrivata a piccole dosi colpendo le arterie, il sangue, le articolazioni e spegnendo ogni energia vitale, ogni gestualità prima spontanea. Sarei invecchiata da seduta, semmai ci fossi arrivata, alla vecchiaia. Ho sentito, a quel punto, forte dentro di me il bisogno di essere libera. Poi sono dimagrita e ho scoperto che tutto quello che era dentro, e che doveva essersi sciolto insieme al grasso, invece si era solo nascosto meglio. Sono entrata nella stanza di quell’avvocato indelicato e gli ho portato via un cliente e la sua migliore praticante. Ogni tanto sogno Monica bambina. È bellissima, perché sorride”.