Una nuova sindrome spiega l’epidemia di obesità: il Jetlag sociale 10 maggio 2012

Jetlag è il termine che definisce lo stato di stanchezza e di confusione conseguenza dell’alterazione dei ritmi circadiani provocata dai viaggi che comportano il superamento di diversi fusi orari; secondo uno studio epidemiologico elaborato dall’Università di Monaco, la vita moderna causerebbe una nuova sindrome chiamata ‘Jetlag sociale’, uno sfasamento dei nostri ritmi naturali che porta a un aumento del rischio di obesità, come spiega l’autore dello studio, Till Roenneberg, dell’Institute of Medical Psychology dell’università tedesca: «È una sindrome che non era mai stata descritta prima e che si caratterizza per una discrepanza fra l’orologio biologico, tipico di ciascuna persona, e l’orologio sociale, che impone agli individui i suoi ritmi, legati prevalentemente alle esigenze lavorative.
Risultato: una serie di situazioni che vanno dalla mancanza di sonno all’abitudine al fumo e all’abuso di alcol o di caffeina, fino all’aumento di peso».
Il ritmo naturale di ognuno, il cronotipo, è determinato geneticamente ed è condizionato da vari fattori come età, sesso, ambiente, ed è responsabile del ritmo sonno-veglia; le necessità della vita moderna mettono però gli individui nelle condizioni di modificare questi ritmi: sveglia obbligata a certi orari, luce artificiale, ambienti chiusi, provocano lo ‘sballamento’ dei ritmi, il jetlag sociale; l’orologio biologico è infatti condizionato, per esempio, dall’esposizione alla luce ma sul lavoro o a scuola la luce è diversa da quella naturale e la sera, quando la natura vorrebbe il buio, le luci artificiali si accendono.
Anche il ritmo sonno-veglia è oggetto di forti alterazioni: durante la settimana bisogna svegliarsi presto ma quando non si va a scuola o non si lavora, si dorme di più, e per l’organismo è come se si superasse ogni volta un jetlag di varie ore.
Il divario fra i ritmi naturali e quelli sociali aumenta il rischio di malattie legate al peso, com’è dimostrato dall’alta incidenza di queste patologie fra le persone che lavorano a turni e sono oggetto di forme estreme di jet lag sociale a causa degli orari imposti dal loro lavoro. Dallo studio, che è durato dieci anni ed è stato pubblicato sull’edizione on line della rivista Current Biology, è emerso che quasi una persona su tre soffre di jetlag sociale di due o più ore e oltre due su tre di almeno un’ora.

 
Fonte:
T. Roenneberg et al – Social Jetlag and Obesity, Current Biology, 10 maggio 2012

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