Intelligenza emotiva, obesità e disturbi alimentari: quale legame?

Intelligenza emotiva, obesità e disturbi alimentari: quale legame?

A cura della D.ssa Stefania Comai*, psicologa dello sviluppo e dell’educazione con un Master in Psicobiologia della nutrizione e del comportamento alimentare

 

Esiste una correlazione tra Intelligenza Emotiva, Obesità e Disturbi alimentari? Vediamo che cosa ci dice la letteratura scientifica più aggiornata in tal senso.

 

Il rapporto con il cibo e con il proprio corpo può essere strettamente legato al modo in cui tipicamente si riconoscono ed affrontano le emozioni. La letteratura scientifica ha individuato nelle competenze emotive un fattore di protezione cruciale per favorire uno sviluppo armonico e adattivo a partire dalla prima infanzia. Promuovere l’intelligenza emotiva nei bambini e adolescenti può ridurre la probabilità di sviluppare un rapporto disfunzionale con il cibo e un’immagine corporea negativa, contribuendo a prevenire l’esordio di Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) e il rischio di sviluppare obesità in età evolutiva.

 

Intelligenza emotiva e benessere psico-fisico

L’intelligenza emotiva è un concetto reso popolare a partire dalla metà degli anni Novanta come “capacità di riconoscere le proprie emozioni e gestirle in maniera efficace e positiva, di comprendere anche le emozioni altrui e di sapersi motivare” (D. Goleman). La definizione esprime la sintesi di una serie di competenze trasversali (anche note come life skills), tra le quali la consapevolezza di sé, l’empatia, la gestione delle emozioni, la capacità di agire intenzionalmentee di costruire relazioni efficaci. In letteratura scientifica, il termine è stato poi diversamente teorizzato come diverse sono le modalità di misurazione dell’Intelligenza Emotiva.

La ricerca scientifica ha riconosciuto il ruolo che l’Intelligenza Emotiva può giocare nel costruire un’immagine di sé positiva durante l’infanzia e l’adolescenza: la capacità di riconoscere e nominare le proprie emozioni, di utilizzarle per guidare i propri pensieri e azioni e di gestirle in modo efficace è infatti considerata un fattore protettivo rispetto alla possibilità di sviluppare comportamenti a rischio durante lo sviluppo, tanto più in adolescenza. Alti livelli di intelligenza emotiva sono infatti associati a maggiore benessere psico-fisico: chi dispone di buone risorse emotive, in altre parole, è in grado di affrontare in modo più efficace eventi critici e ha una maggiore capacità di comprendere e reagire in maniera empatica alle situazioni ed allo stato emotivo altrui.

 

Intelligenza emotiva e comportamento alimentare

Alcuni studi si soffermano in particolare a indagare il rapporto tra intelligenza emotiva e disordini legati al peso e al comportamento alimentare. L’obiettivo è quello di comprendere in che misura, promuovendo le competenze emotive di bambini e ragazzi, sia possibile mettere a punto strategie efficaci per ridurre l’incidenza di stili alimentari disfunzionali che possono portare a sviluppare obesità e/o disturbi alimentari in età evolutiva. Prendiamo spunto da alcuni risultati.

Citando un articolo sul tema, il corpo è un campo di battaglia per le emozioni indesiderate e inespresse (Foye, 2019). Chi incontra più difficoltà nel riconoscere e definire il proprio stato emotivo tende con maggiore probabilità ad esserne sopraffatto o a reagire in modo automatico di fronte a un problema. Può inoltre adottare più facilmente misure disfunzionali per controllare, placare o negare il proprio disagio: il cibo può così diventare un sollievo o rappresentare qualcosa su cui si esercita potere, a fronte di eventi, pensieri ed emozioni percepiti come al di fuori del proprio controllo. Le emozioni si esprimono attraverso il corpo e, fin tanto che non trovano accoglimento, sono in grado di farne un vero e proprio terreno di conflitto.

 

Obesità infantile e disturbi del comportamento alimentare sono fenomeni strettamente connessi tra loro. Atteggiamenti disfunzionali verso il cibo hanno spesso origine dal tentativo di modificare una condizione di sovrappeso o obesità sperimentata in età evolutiva, tanto più quando questa è stata oggetto di critica o derisione in famiglia o nel gruppo dei pari. Sviluppare un’immagine corporea negativa durante lo sviluppo rappresenta inoltre un fattore di rischio che accomuna obesità e disturbi del comportamento alimentare. Quello di immagine corporea infatti è un concetto che non si limita alla sola percezione di sé (come mi vedo) ma coinvolge anche pensieri, emozioni e comportamenti legati al rapporto con il proprio corpo e con se stessi.

Alcune ricerche attestano come imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni protegga dai rischio di consolidare un’immagine negativa di sé e del proprio corpo. Nello specifico, livelli più alti di intelligenza emotiva sono stati associati ad un basso grado di insoddisfazione corporea già in bambini/e della scuola primaria, con conseguente impatto positivo sul loro benessere complessivo (Pollatos et al, 2020). Una meta analisi che raccoglie i risultati di diversi studi sul tema conferma inoltre come a buone competenze emotive corrisponda un ridotto rischio di sviluppare insoddisfazione corporea, impulso alla magrezza e sintomi di bulimia tra preadolescenti ed adolescenti (Giusti et al, 2021). Questo suggerisce che ragazzi/e con difficoltà nel riconoscere e regolare le proprie emozioni sarebbero pertanto più a rischio di sviluppare comportamenti quali abbuffate, insoddisfazione corporea, preoccupazione per il proprio peso, condotte di compenso.

Altri contributi approfondiscono il legame tra Intelligenza Emotiva e comportamento alimentareindagando il rapporto tra capacità di regolazione emotiva e disturbi alimentari in persone con sovrappeso od obesità. Queste ultime riporterebbero livelli più alti di alessitimia, la difficoltà nel riconoscere e verbalizzare le emozioni, e maggiori difficoltà nella gestione emotiva rispetto alla popolazione normopeso (Favieri et al, 2021). La letteratura riporta come persone con Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) presentino spesso diverse fragilità a livello di competenza emotiva, come ad esempio scarsa consapevolezza dei propri vissuti emotivi e difficoltà nel distinguerli, elaborarli ed esprimerli attraverso il linguaggio. Questa vulnerabilità rappresenterebbe un aspetto chiave nell’esordio del disturbo come anche nel coinvolgimento del paziente al trattamento (Foye et al, 2021). Posto il ruolo trasversale che l’Intelligenza Emotiva sembra giocare in questo senso, non va trascurato tuttavia che ciascun sottotipo di disturbo (anoressia nervosa, bulimia nervosa, binge eating) ha caratteristiche specifiche e che differenti possono essere le difficoltà di regolazione emotiva, senza contare la possibile concomitanza di sintomi ansiosi o di depressione (Danner et al, 2000).

 

Fattori protettivi e contesti di prevenzione

I risultati citati dalla letteratura mettono in luce come la prevenzione di problematiche legate al rapporto con il cibo e il corpo possa beneficiare di programmi mirati allo sviluppo delle competenze emotive durante l’infanzia e l’adolescenza. Progetti di promozione dell’Intelligenza Emotiva nelle scuole – alfabetizzazione emotiva, consapevolezza di sé, gestione delle emozioni, mindfulness, abilità relazionali – possono contribuire a consolidare fattori di protezione personali e a migliorare il benessere complessivo di bambini e adolescenti.

Resta inoltre fondamentale il ruolo del contesto familiare nello sviluppo delle competenze socio-emotive durante l’infanzia. I genitori rappresentano un riferimento imprescindibile nel definire, in modo più o meno consapevole, le abitudini alimentari, i modelli estetici o l’importanza attribuita alla propria immagine corporea, come anche lo spazio concesso all’espressione e legittimazione dei propri vissuti emotivi. La letteratura scientifica evidenzia non a caso la maggiore efficacia di interventi sull’obesità infantile che coinvolgono il contesto familiare e che vertono sulla promozione di aspetti quali autostima, immagine corporea positiva, comunicazione efficace e clima supportivo in famiglia.

 

Il legame tra intelligenza emotiva e difficoltà legate al peso e al comportamento alimentare è stato diversamente affrontato in letteratura scientifica e merita di essere ulteriormente approfondito al fine di mettere a punto interventi sempre più efficaci nel ridurre l’incidenza di obesità infantile e Disturbi del Comportamento Alimentare.

 

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BIBLIOGRAFIA

– Danner UN et al. The importance of distinguishing between the different eating disorders (sub)types when assessing emotion regulation strategies. Psychiatry Res 2014 Mar 30; 215(3)

– Favieri F et al. Emotional Regulation and Overeating Behaviors in Children and Adolescents: A Systematic Review. Behav Sci (Basel) 2021 Jan 19; 11(1)

– Foye U et al. ‘The body is a battleground for unwanted and unexpressed emotions’: exploring eating disorders and the role of emotional intelligence. Eat Disord 2019;27(3):321-342

– Giusti EM et al. The Relationship between Emotional Intelligence, Obesity and Eating Disorder in Children and Adolescents: A Systematic Mapping Review. Int J Environ Res Public Health 2021 Feb 20; 18(4)

– Goleman D, Intelligenza emotiva. BUR 2011

– Hayes JF et al, Disordered Eating Attitudes and Behaviors in Youth with Overweight and Obesity: Implications for Treatment. Curr Obes Rep 2018 Sep;7(3):235-246

– Pollatos O et al. Trait-Based Emotional Intelligence, Body Image Dissatisfaction, and HRQoL in Children. Front Psychiatry 2020 Jan 23;10:973

 

 

 

 

 

** La D.ssa Stefania Comai è psicologa dello sviluppo e dell’educazione con un Master in Psicobiologia della nutrizione e del comportamento alimentare (Università di Tor Vergata, Campus Bio-Medico di Roma). Ha conseguito una seconda laura specialistica in Filosofia morale e bioetica presso l’Università degli Studi di Bologna. Si è formata nell’ambito dell’intervento psicologico in diabetologia e in chirurgia bariatrica. Ha intrapreso la specializzazione in psicoterapia ad indirizzo Familiare Relazionale presso l’Istituto di Terapia Familiare di Bologna. Segue inoltre il percorso di promotore delle life skills presso l’Associazione Life Skills Italia.
Esercita la libera professione a Bologna.

Per maggiori informazioni: https://www.stefaniacomai.com

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