L’obesità non è una ‘colpa’, ma una malattia cronica che va curata, prima possibile

L'obesità non è una ‘colpa’, ma una malattia cronica che va curata, prima possibile

Fonte: Obesity ECPO Image Bank

In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità 2022, che si celebra il 4 marzo di ogni anno, l’AME, Associazione Medici Endocrinologi invita a cambiare l’approccio verso l’obesità che è una malattia cronica complessa e multifattoriale. I pazienti che ne soffrono spesso si sentono in colpa per l’eccesso di peso, sviluppano un processo di auto-svalutazione in seguito ai frequenti episodi di stigma verso il peso, bullismo e/o pregiudizi e discriminazioni subiti, vergognandosi magari per anni, sentimenti negativi che minano la propria autostima e che portano a un progressivo isolamento e peggioramento dell’obesità stessa.

 

L’obesità non è determinata dalla cattiva volontà dei pazienti ma da alterazioni metaboliche geneticamente determinate che comportano riduzione della spesa energetica, aumento dell’appetito e riduzione del senso di sazietà solo parzialmente controllabili dalla volontà.

 

È il messaggio che l’Associazione Medici Endocrinologi (AME) lancia in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità 2022, a un anno di distanza da quando la Comunità Europea ha riconosciuto l’obesità come malattia cronica. In Italia, tale riconoscimento è avvenuto il 13 novembre 2019 ma purtroppo ha poi subito una battuta d’arresto a causa della pandemia Covid19.

Che cosa differenzia una persona magra da una con obesità?

Lo spiega bene, il prof.  Franco Grimaldi presidente di AME: “In seguito all’assunzione di un pasto, nel soggetto magro si verifica un aumento degli ormoni della sazietà, nella persona con obesità una riduzione e pertanto non è sorprendente, che quest’ultimo continui a mangiare” non sentendosi sazio. E aggiunge: “Ciò indica che, così come accade al paziente con diabete, che non diventa diabetico per sua scelta ma per alcune alterazioni metaboliche geneticamente determinate, l’obesità è la conseguenza di una complessa interazione tra fattori ambientali (stress, alimentazione, trattamenti medici, abitudini lavorative …) che favoriscono lo sviluppo dell’obesità (obesogeni) e una predisposizione genetica. Nessun diabetico sceglie di diventarlo e neanche il paziente con obesità”.

 

Lo stigma del peso è presente negli stessi pazienti che soffrono di obesità  

A tutt’oggi, la maggior parte dei pazienti con obesità si ritiene responsabile del proprio stato senza aver cognizione che quando mangia non lo fa per sua libera scelta ma sotto l’influenza di ormoni che non ha scelto di avere. “Anni di bullismo, discriminazioni e pregiudizi hanno convinto il paziente con obesità di essere pigro, reticente e privo di forza di volontà determinando lo stigma dell’obesità e la sua auto-svalutazione”, riferisce Marco Chianelli, coordinatore della Commissione AME Obesità e Metabolismo. “Tali pazienti hanno una caratteristica non comune alle altre patologie croniche: si sentono in colpa per essere malati e soprattutto si sentono responsabili. Nessun paziente con ipertensione – continua – si sente in colpa per esserlo. Il paziente con obesità invece  sì e ciò contribuisce a generare problematiche psicologiche che impattano notevolmente sulla qualità della vita della persona, dei suoi familiari e non solo”.

 

Stigma del peso. Non si tratta di un pregiudizio diffuso solamente nell’opinione pubblica, ma anche nella comunità medica con possibili ricadute nella cura e nell’assistenza dei pazienti con obesità.

“Purtroppo l’assioma ‘il paziente obeso, è obeso perché mangia’, è ancora adottato da molti medici, perfino da alcuni specialisti”, denuncia Chianelli. “Dobbiamo far capire alla comunità medica e ai pazienti stessi che è vero il contrario: il paziente in eccesso di peso mangia perché soffre di obesità. Solo allora – continua – potremo accompagnare il paziente con obesità in un percorso difficile, impegnativo ma possibile, di gestione della malattia, che dura tutta la vita, come nel caso del diabete, dell’ipertensione e di molte altre malattie croniche”.

 

La gestione dell’obesità dura tutta la vita

Secondo l’Associazione Medici Endocrinologi (AME), si dovrà far comprendere anche un altro importante principio della gestione dell’obesità: il paziente dopo il dimagrimento può tenere sotto controllo la malattia ma non può considerarsi guarito ed è importante che aderisca alla terapia e ai controlli concordati con lo specialista che lo segue. In assenza di una terapia cronica, il rischio di un recupero di peso è alto. “Nuove terapie mediche sono disponibili oggi, ben tollerate, efficaci, di provata sicurezza anche per l’uso cronico”, riferisce Grimaldi. Questo è un settore in gran fermento: vengono prodotti farmaci sempre più efficaci che saranno in grado di consentire un dimagramento tale da controllare molte delle complicanze causate dall’obesità.

“L’obiettivo di AME è quello di impegnarsi affinché il paziente con obesità possa maturare la consapevolezza della propria condizione, sollevato da responsabilità inesistenti, accompagnato in un percorso impegnativo, fatto di ostacoli, ricadute ma anche di successi, soddisfazioni e riscatti” conclude Grimaldi.  Rinascere… per vivere una vita su misura e non una vita a metà, si può.

 

"Poter vivere una vita normale... non una vita a metà"

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