Per gli obesi la chirurgia bariatrica non deve essere l’ultima spiaggia 13 febbraio 2014

Per gli obesi la chirurgia bariatrica non deve essere l’ultima spiaggia

Per gli obesi la chirurgia bariatrica non deve essere l’ultima spiaggia

Bariatric surgery: why only a last resort? Perché considerare la chirurgia bariatrica solo come ultima risorsa? È il quesito dell’editoriale pubblicato sulla rivista The Lancet Diabetes & Endocrinology, che dedica un approfondimento a questa procedura, considerata sicura ed efficace, confrontandola alle possibili alternative.

Nonostante l’efficacia dimostrata dalla chirurgia bariatrica nella prevenzione del diabete di tipo 2 e dei disturbi cardiovascolari, fattori di rischio conseguenti all’obesità, le raccomandazioni d’uso pongono limiti molto ristretti, per esempio un Bmi (Body Mass Index, Indice di massa corporea) superiore a 40kg/m2, per chi è solo obeso, o superiore a 35kg/m2 per chi ha anche malattie correlate; in Gran Bretagna, per esempio, si ricorre a questo intervento solo dopo il fallimento di altri trattamenti.

Lo specialista in chirurgia bariatrica del New York-Presbyterian/Weill Cornell Medical Center, Alfons Pomp, osserva: «Dato che la chirurgia bariatrica porta notevoli benefici in termini di perdita di peso, stato metabolico e qualità della vita, dovrebbe essere disponibile quando è necessaria, non solo come ultima spiaggia. L’intervento costituisce un’opportunità reale nella prevenzione delle comorbidità e delle complicazioni dell’obesità, ma se viene usata solo come ultima risorsa, l’opportunità viene a mancare».

Sulla sicurezza dell’intervento John Dixon, ricercatore del Baker IDI Heart and Diabetes Institute di Melbourne, spiega: «Il cospicuo calo ponderale che si registra dopo l’operazione migliora lo stato di salute del paziente e la sua qualità della vita; lo sviluppo e la validazione degli strumenti prognostici forniscono le necessarie garanzie di qualità di cui necessita la chirurgia metabolica».

Il ricercatore del Dipartimento di Medicina dell’Imperial College di Londra, Alexander Miras, precisa: «La ricerca clinica si è finora localizzata sulla riduzione del peso corporeo e della glicemia dopo l’intervento; ora, però, sono disponibili dati sugli effetti della chirurgia bariatrica anche a livello di diversi organi bersaglio: pancreas, rene, retina, sistema nervoso, cuore e vasi, fegato, apparato riproduttivo, che dimostrano come dopo l’intervento nella maggior parte dei casi si stabilizzi o migliori il danno d’organo».

Il docente di Endocrinologia Medica dell’Università di Copenhagen, Sten Madsbad, spiega come l’intervento modifichi il metabolismo del glucosio e quindi faccia perdere peso: «Il bendaggio gastrico regolabile per via laparoscopica (Lagb) è solo una procedura restrittiva, mentre la gastrectomia verticale parziale (Vsg) e il bypass gastrico secondo Roux (Rygb), regolando gli ormoni intestinali inducono anche alterazioni dell’appetito, con conseguente diminuzione della fame e aumento della sazietà».

Degli effetti collaterali dell’intervento tratta l’endocrinologo David Cummings dell’University of Washington School of Medicine di Seattle: «Primo effetto fra tutti, quello sul metabolismo osseo e minerale, di cui è principale responsabile il malassorbimento, con anomalie dell’omeostasi degli ormoni che regolano il metabolismo del calcio, ma probabilmente l’aumentata demineralizzazione ossea è multifattoriale. Ciò detto, appare evidente la necessità di integrare le linee guida esistenti con i notevoli progressi fatti nelle tecniche chirurgiche minimamente invasive e nello sviluppo di nuove procedure, in modo da non considerare più la chirurgia bariatrica come l’ultima spiaggia del paziente obeso».


Fonte

DE Cummings, RV Cohen – Beyond BMI: the need for new guidelines governing the use of bariatric and metabolic surgeryThe Lancet Diabetes & Endocrinology, Volume 2, Issue 2, Pages 175 – 181, February 2014

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