Obesità e Malattia di Crohn: quali correlazioni?

Obesità e Malattia di Crohn: quali correlazioni?

Con la consulenza della D.ssa Danila Capoccia**, Specialista in Endocrinologia, Rome Obesity Center, Roma e Frosinone, Membro del comitato scientifico della SIO Lazio

 

In occasione della Campagna “Fatti più in là – Allontaniamo insieme Malattia di Crohn e Colite Ulcerosa”, approfondiamo che cos’è la Malattia di Crohn e quali correlazioni ha con l’obesità insieme alla d.ssa Danila Capoccia, Endocrinologa del Rome Obesity Center di Roma e Frosinone, Membro del comitato scientifico della SIO Lazio.

 

Cos’è la Malattia di Crohn?

La malattia di Crohn è una Malattia Infiammatoria Cronica dell’Intestino (MICI), che può colpire tutto il tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano. In circa il 90% dei casi, la malattia colpisce soprattutto l’ultima parte dell’intestino tenue (ileo) e il colon. Quando è solo quest’ultimo ad essere colpito da infiammazione cronica si parla di colite ulcerosa.

La malattia di Crohn, che rientra nel novero delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino (MICI o in inglese IBD, Inflammatory Bowel Disease), è caratterizzata da un’errata risposta del sistema immunitario al cibo, ai batteri e ad altre entità che vengono erroneamente scambiate per sostanze estranee. Le aree colpite dall’infiammazione sono spesso irregolari e collocate tra parti di intestino sano.

 

Vivere con la malattia di Crohn

In Italia, la Malattia di Crohn, colpisce circa 100.000 persone. Benché potenzialmente tutti possano essere affetti da questa patologia a qualsiasi età, in genere questa si manifesta in una fascia di età compresa tra i 15 e i 35 anni, tanto negli uomini quanto nelle donne.

La Malattia di Crohn può colpire le persone in modi diversi ed essere associata a numerose comorbidità fisiche e psicologiche come la depressione, lo stress, l’anemia, il cancro colorettale e anche l’obesità. La Malattia di Crohn può avere un notevole impatto sulla qualità di vita di una persona:

  • attività quotidiane come trovare un bagno pubblico e pianificare lunghi periodi di viaggio possono essere incredibilmente difficili
  • è gravata da un carico emotivo pesante, come dimostra il fatto che molte persone presentano segni di depressione e stress, inquietudine, perdita di appetito, ansia, affaticamento e insonnia.

 

Quali sono le cause della Malattia di Crohn?

La causa scatenante della malattia di Crohn è a tutt’oggi sconosciuta, ma si ritiene siano coinvolti diversi fattori. Alcuni studi hanno mostrato come la patologia riconosca una predisposizione genetica: più del 20% delle persone che ne sono affette, infatti, hanno un parente stretto (genitore, figlio o fratello) con una patologia infiammatoria cronica dell’intestino (IBD). Anche dei fattori ambientali possono avere un ruolo nello sviluppo della malattia di Crohn, che è più comune nei Paesi sviluppati e nelle aree urbane.  Altri fattori che possono interferire sono:

  • Reazioni anomale del sistema immunitario
  • Virus e batteri

 

Obesità e Malattia di Crohn: quali correlazioni?

Alcuni studi hanno documentato che l’obesità influenza lo sviluppo delle Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino (MICI) e la risposta alla terapia nelle persone che ne soffrono. Altre evidenze emergenti sottolineano un ruolo del microbioma intestinale nello sviluppo sia dell’obesitàche delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino, ipotizzando un ulteriore anello di connessione tra le due condizioni.

Entrambe le malattie stanno crescendo in modo parallelo nel mondo occidentale.

L’osservazione che il tessuto adiposo (grasso) produce sostanze pro-infiammatorie (adipochine) fornisce un potenziale meccanismo biologico di una connessione tra obesità e Malattia di Crohn e molti studi si stanno concentrando su questo filone di ricerca. Alcuni Autori hanno ipotizzato che un’alterazione della funzione adipocitaria e una produzione sregolata di adipochine, come leptina e adiponectina, siano coinvolte nella patogenesi delle MICI.
In sintesi, l’obesità sta emergendo come un altro fattore importante nell’intricato puzzle della Malattia di Crohn. Gli studi futuri consentiranno di migliorare le conoscenze sulle complesse interazioni tra le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino, e in particolare la Malattia di Crohn e l’ obesità per ottimizzare la cura nei pazienti che convivono con entrambe le condizioni.

Obesità e Malattia di Crohn

 

Quali sono i sintomi?

I sintomi della Malattia di Crohn possono variare a seconda di quale parte del tratto intestinale viene prevalentemente colpita. Molte persone hanno sintomi della patologia e manifestazioni violente, seguite da periodi di remissione (quando i sintomi sono meno severi). Tra i sintomi più comuni ci sono:

  • Diarrea ricorrente
  • Dolori addominali e crampi
  • Affaticamento
  • Perdita di peso
  • Sangue e muco nelle feci
  • Blocchi intestinali/fistole/Ulcere

 

Come viene diagnosticata la Malattia di Crohn?

La malattia di Crohn è diagnosticata attraverso una combinazione di test di laboratorio e indagini con metodiche di Imaging. I primi test di laboratorio mettono in luce i segni di infiammazione,infezione e sanguinamenti intestinali. L’ecografia, la TAC, la risonanza magnetica, la colonscopia e la gastroscopia sono utilizzate in aggiunta per localizzare la patologia lungo il tratto intestinale e capirne la severità.

 

Il trattamento della Malattia di Crohn

Gli indici più comuni utilizzati per misurare la severità e gli esiti della Malattia di Crohn sono il Crohn’s Disease Activity Index (CDAI), l’Harvey-Bradshaw Index (HBI) e l’Inflammatory Bowel Disease Questionnaire (IBDQ):

  • il CDAI e l’HBI sono degli indici di valutazione dei sintomi della patologia, che quantificano i sintomi della Malattia di Crohn e misurano i miglioramenti ottenuti con i trattamenti;
  • L’IBDQ è un indice utilizzato per misurare la qualità di vita correlata allo stato di salute in pazienti adulti.

 

L’obiettivo dei trattamenti clinici è quello di ridurre l’infiammazione che è la causa dei sintomi, migliorare la prognosi sul lungo termine e limitare l’insorgenza delle complicanze. Nel migliori dei casi, questi possono portare non solo a un sollievo dai sintomi ma anche ad una remissione nel lungo periodo.

I cinque principali trattamenti classificati per la malattia di Crohn sono:

  • 5-Aminosalicilati (5-ASA)
  • Corticosteroidi
  • Immunomodulatori convenzionali (metotressato, azatioprina, 6-mercatopurina)
  • Antibiotici
  • Terapie biologiche

 

Negli ultimi anni, sono stati fatti progressi significativi nel trattamento della Malattia di Crohn. Una volta i 5-aminosalicilati erano comunemente usati e sono ancora prescritti per la gestione dei sintomi nelle malattie da lievi a moderate ma non hanno dimostrato efficacia nella guarigione delle mucose. Gli antibiotici, anch’essi ampiamente utilizzati, dovrebbero essere limitati al trattamento di complicanze come ascessi e fistole.

La gestione farmacologica comprende pertanto l’utilizzo di corticosteroidi, immunomodulatori e farmaci biologici. Ciascuno di essi svolge un ruolo importante nell’indurre e mantenere la remissione sul lungo periodo.

 

L’intervento chirurgico può rendersi necessario quando l’uso dei farmaci e la dieta non riescono a controllare a lungo i sintomi o altre complicazioni. La necessità di un intervento chirurgico è piuttosto comune, e si arriva fino al 57% dei pazienti che richiedono almeno un intervento chirurgico nel corso della vita. La chirurgia è spesso necessaria per trattare fistole, ascessi e malattie perianali

Sebbene questo possa ridurre i sintomi per un periodo di tempo prolungato, circa il 20% dei pazienti operati presenta una ricomparsa della sintomatologia a un anno dall’intervento.

 

Sebbene la chirurgia bariatrica sia un trattamento sicuro ed efficace per l’obesità patologica e si traduca in una perdita di peso a lungo termine, con miglioramento e/o remissione delle relative comorbidità, il suo impatto sulle MICI non è stato adeguatamente chiarito. Secondo alcuni studi, infatti, gli interventi di chirurgia bariatrica che apportano modifiche all’anatomia del tratto intestinale con conseguenti alterazioni del microbiota (disbiosi e/o disfunzioni della barriera mucosa intestinale con rilascio massiccio di citochine pro-infiammatorie durante la rapida perdita di peso) potrebbero addirittura “slatentizzare” (portare alla luce) una malattia infiammatoria cronica intestinale. Secondo altri studi, invece, i pazienti affetti da MICI e con obesità patologica vanno incontro, dopo la chirurgia bariatrica, a un miglioramento sostanziale della loro patologia intestinale cronica  (soprattutto con interventi che non alterano l’anatomia dell’intestino, tipo la sleeve gastrectomy).

Ad ogni modo, fino ad oggi, le malattie infiammatorie croniche dell’intestino (tra cui anche la Malattia di Crohn) rappresentano una controindicazione all’intervento di chirurgia bariatrica, soprattutto se la malattia è in fase attiva, sebbene ulteriori studi saranno necessari per meglio definire il nesso che esiste tra MICI, obesità e chirurgia bariatrica.

 

 

References

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** La Dott.ssa Danila Capoccia è Medico-Chirurgo Specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo ed ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Medicina Molecolare presso Università “La Sapienza” di Roma. Si occupa da oltre 10 anni delle patologie metaboliche, in particolare dell’obesità e delle patologie ad essa associate. Ha svolto attività di ricerca clinica, presso l’Università di Roma “La Sapienza”, con conferimento di Assegni di Ricerca su: obesitàinsulino-resistenza e modificazioni fisiopatologiche indotte dalla chirurgia bariatrica, come testimoniato dagli oltre 40 studi scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali.
La Dott.ssa Capoccia ha esperienza nell’ambito della gestione clinica di pazienti affetti da sovrappeso, obesità, diabete, sindrome metabolica, patologie endocrinologiche, preparazione dei pazienti ad interventi di chirurgia bariatrica e metabolica e follow up post intervento.
È Membro della Sezione Giovani della Società Italiana Obesità (SIO) e socio della Società Italiana di Diabetologia (SID) e ha partecipato come relatore a numerosi congressi nazionali e internazionali sul tema dell’obesità e del diabete. Dal 2013 è medico Endocrinologo del Rome Obesity Center della sede di Roma e dal 2018 della sede di Frosinone.

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