Il peso che ci portiamo addosso dev’essere un peso accettabile dalla società

Il peso che ci portiamo addosso dev’essere un peso accettabile dalla società

Io sono Tiziana, l’inoperabile

Ho eseguito un intervento di bendaggio gastrico dopo aver tentato, come molte altre persone affette da obesità, numerose diete.
Pur venendo da un passato di attività sportiva, ex arbitro federale di calcio, il mio fisico da solo non ce la faceva più, purtroppo, quindi ho chiesto aiuto a un chirurgo che mi ha consigliato il bendaggio gastrico.

 

Il bendaggio gastrico l’ho tenuto due anni ma non ha avuto successo su di me

Ho perso solo tre chili in quei due anni che, una volta rimosso il bendaggio, ho ripreso con l’aggiunta di un’altra decina.
L’intervento di bendaggio ha creato moltissime aderenze e nonostante fossi stata ritenuta idonea a eseguire un nuovo intervento, questa volta di bypass gastrico, durante l’operazione il team di chirurghi si rese conto che non poteva procedere nell’operarmi in quanto il mio fegato risultava praticamente “incollato” allo stomaco proprio nel punto in cui doveva essere effettuato il bypass gastrico.

 

Il risultato è che ora non posso più fare né bendaggio né sleeve

A questo punto è normale che il mondo ti crolli addosso.
La domanda è: “E adesso, cosa faccio?”.
Mi sono ritrovata quindi a poter fare solo un percorso nutrizionale con la speranza che questa volta possa funzionare.
Per una persona con obesità, essere lì a dire: “Da domani ricomincio la dieta” è come se fosse uno di quei classici meme che si vedono scritti su Facebook, è come una presa in giro.

 

Oltre al danno, la beffa

Una problematica importante è che questa obesità chiude tantissime porte, non permette di trovare facilmente un lavoro e per quanti curriculum si possano mandare in giro, una volta che ci si presenta a fare un colloquio, ti vedono e ti dicono che non sei idonea per quella posizione, a prescindere dalla tipologia di lavoro.

Andando avanti così il tempo passa e diventi sempre più “anziana”, cominciano a subentrare altre patologie e tanti altri vincoli che ti impediscono ulteriormente di trovare un posto di lavoro.

Ti ritrovi rinchiusa in una gabbia che ti porta inevitabilmente alla depressione e ti domandi che cosa dovresti fare.

Sei depressa, obesa, senza lavoro e ti devi ripetere la solita storia del “Da domani, mi metto a dieta!”… sembra realmente un prendersi in giro da soli.

Spesso mi definisco una persona asociale e nonostante io riesca facilmente a mostrarmi in pubblico e a dialogare con le persone, tendo sempre a rimanere nel mio piccolo, nel mio angolo perché spesso non mi sento a mio agio nella realtà di tutti i giorni.

Bisogna capire che obesità, depressione, difficoltà lavorativa, asocialità, non sono certo un buon condimento per il piatto della vita.

 

Però nonostante tutto si va avanti, si cerca di crederci, fa parte della forza vitale, credo.

Ci tento in tutte le maniere, cerco di crearmi una realtà sostenibile, almeno per me. Ogni situazione è unica, ogni realtà è unica, ogni tipologia di obesità è unica.
Non siamo tutti uguali, ognuno di noi può ragionare in maniera diversa.
Non è semplice per tanti capire, per alcuni è insormontabile.
Tantissime persone decidono anche di non affrontare un’operazione per le troppe paure e timori.

 

Il pericolo in un intervento c’è sempre

Il giorno in cui ero in sala operatoria per effettuare il bypass ero completamente terrorizzata.

Ero da sola in sala operatoria con la paura che mi attanagliava e svegliarmi sentendo il chirurgo che mi diceva: “Guardi, l’operazione non è stata possibile” è stato non uno schiaffo ma qualcosa di, molto, molto peggio.
Dopo aver affrontato tutta quella paura sentirsi crollare il mondo addosso così è qualcosa di desolante, di ingiusto, forse anche troppo difficile da spiegare.

Si combatte contro tantissime delusioni giornaliere, non è semplice, non è facile, ma come mi ripete praticamente ogni giorno il mio carissimo amico Nathan “Non ho mai detto che sarebbe stato facile” quindi si va avanti, si fatica, si spera e mi chiedo se alla soglia dei miei quarantacinque anni riuscirò a raggiungere un peso accettabile dalla società perché, purtroppo, bisogna ragionare in questa maniera.

 

Il peso che ci portiamo addosso deve essere un peso accettabile dalla società

Altrimenti siamo messi da parte. Non è vero che sta a noi decidere se stiamo bene con i nostri chili o meno, l’obesità, almeno per come la vedo io, non è una bella cosa.

 

… ma anche un peso che vada bene per me

perché ormai ho dimenticato da quanti anni non ho la voglia, il desiderio di guardarmi in uno specchio a figura intera.
Non mi ci guardo mai, guardo solo il viso.
Il viso si può camuffare come ci piace, il corpo no.
Riuscire un giorno a potermi riguardare allo specchio è un grande obiettivo della mia vita.

 

 

"Poter vivere una vita normale... non una vita a metà"

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