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È dura perdere peso ma ancor più mantenere il peso perduto: perché? 31 gennaio 2018

Intervento del dr. Mauro Brugnani, Dirigente Medico della SCDO* Scienza dell’Alimentazione e Dietetica dell’ AOU Maggiore della Carità di Novara.
* Struttura Complessa a Direzione Ospedaliera

 

L’obiettivo di qualsiasi dieta non è solo perdere peso ma è mantenere il peso perso nel tempo. Questo rappresenta un grosso problema; tutti coloro che hanno esperienze di diete sanno che è più meno facile perdere peso ma poi nel tempo si recupera allo stesso modo abbastanza facilmente, anche perché spesso l’attenzione del paziente viene posta sul risultato immediato: 7 chili in 7 giorni sono l’obiettivo di tutti i pazienti ma non sono mai l’obiettivo del medico che invece cerca di vedere le cose su tempistiche più lunghe, perché il nostro organismo mette in atto meccanismi di adattamento al nuovo peso raggiunto.

 

I meccanismi biologici di adattamento al calo ponderale

Non si può dimagrire a volontà. Il nostro organismo oppone al calo di peso una serie di meccanismi fisiologici di adattamento. Il calo ponderale è sempre vissuto dal corpo – dal punto di vista biologico come una situazione di pericolo, di rischio. Perché si perde peso secondo il nostro corpo? Si perde peso perché si è malati, o perché non c’è la possibilità di accedere al cibo. Di fronte alla perdita di peso, l’organismo si difende soprattutto riducendo il suo dispendio energetico; cioè la cilindrata si riduce e l’organismo si adatta a sopravvivere con meno. Questo è un meccanismo ancestrale che ha permesso sicuramente alla specie umana di superare milioni e milioni di anni di carestie e di carenze alimentari. Se siamo qui oggi è proprio perché abbiamo questi meccanismi di adattamento: tuttavia, se tali meccanismi erano favorevoli in un’epoca di carenza di cibo non lo sono in un ambiente obesogeno come quello moderno, in cui la disponibilità di cibo è perfino eccessiva e questo meccanismo diventa sfavorevole dal punto di vista del mantenimento del peso.

 

Aspetti psicologici

Oltretutto nella fase successiva al calo ponderale, oltre a meccanismi fisiologici di adattamento alla perdita di peso subentrano anche meccanismi psicologici che fanno sì che il soggetto che si mette a dieta si trovi in una situazione psicologica in cui è più difficile resistere anche alle tentazioni che vengono dall’ambiente esterno. Quindi quando si progetta insieme al paziente di elaborare un programma dietetico (che andrebbe sempre associato ad uno di attività fisica) va sempre spiegato alla persona che possiamo ottenere – è vero – un calo di peso ma poi nella fase successiva l’obiettivo non sarà continuare a perdere peso – cosa pressoché impossibile – anche se è la costante richiesta dei pazienti – ma perlomeno non recuperare il peso perduto; mantenere il peso perso in modo che questa situazione di adattamento si prolunghi nel tempo. Se l’organismo vive per un certo periodo con un certo peso, inferiore al precedente, ci sono molte probabilità che riconosca il nuovo peso come un peso normale fisiologico e quindi si adatti alla nuova situazione e il soggetto riesca a mantenere più facilmente il peso perso.

 

Non è una gara a perdere chili ma una rieducazione

verso la propria alimentazione e il proprio stile di vita in modo da perdere peso, mantenere il peso perso e – soprattutto – mantenere il nuovo peso nel tempo. Quindi è importante porsi degli obiettivi ragionevoli perché – dal punto di vista psicologico – se ci poniamo degli obiettivi troppo grossi, irraggiungibili, subentra anche un meccanismo di scarsa autostima, di insoddisfazione verso se stessi che alla fine porta da un lato a mangiare ancora meno – e questa restrizione ulteriore spinge ulteriormente l’organismo a risparmiare energie – oppure la risposta può essere paradossalmente quella di mollare tutto e ricominciare ad abbuffarsi come prima del dimagrimento con il risultato di un ampio recupero ponderale.

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