Speciali UVSM

La fame emotiva (emotional eating) 16 gennaio 2018

Perché la fame nervosa (attacchi di fame, fame emotiva, emotional eating) è così spesso associata all’obesità? Che significato ha? Come si può affrontare questa dipendenza dal cibo? Abbiamo girato queste ed altre domande alla d.ssa Simonetta Sarro, psicologa presso l’Ambulatorio Obesità e Chirurgia Bariatrica dell’Ospedale di Magenta e Abbiategrasso – ASST Ovest Milano.  

“La fame nervosa (emotional eating o fame emozionale) è un aspetto particolare, in primis del paziente con obesità ma che per certi versi può essere presente in ciascuno di noi. Quando si manifesta? Quando la persona è nervosa, è triste o è agitata, si rivolge al cibo. Va nel cibo perché? Perché non riconosce esattamente quell’emozione e per compensare questa difficoltà la riempie con il cibo. … Litigo con mio marito, sono nervosa e arrabbiata, non so come elaborare questa rabbia, non so come gestirla, mi butto sul cioccolatino, che non rimane uno ma diventa due, tre, quattro ….finisco la scatola di cioccolatini! Perché succede? Perché, istintivamente io credo di avere bisogno di quel dolce, perché se mangio quel cioccolatino, sto meglio. In realtà, è vero – al momento sto meglio – però non riconosco i danni che fa al mio corpo ma anche a me stessa. “

 

Dr.ssa Sarro, “La fame nervosa”

 

Riconoscere le proprie emozioni

“La fame emotiva è un aspetto su cui si lavora molto nella persona con obesità, perché è un fattore che comporta spesso grandi resistenze, perché il paziente non la riconosce come fame emotiva, la riconosce come “FAME” e quindi occorre lavorare per farla riconoscere e distinguere dalla fame fisica. Va fatto tutto un lavoro specifico e personalizzato su ciascun paziente perché – se non trattata – la fame emotiva porta a rimettere peso. Il paziente con obesità riprende peso, perché può gestire tutto ma se non impara a gestire le proprie emozioni e/o se le gestisce solo con il cibo, anche una volta operato avrà bisogno di farlo, creando magari dei danni ….. sono stato operato, non mi ci sta più una scatola di cioccolatini, mi mangio un chilo di gelato… il gelato si scioglie, è liquido, passa, scende ma ovviamente mi fa male….

 

Come si gestisce la fame emotiva?

La fame nervosa si gestisce con diverse tecniche di tipo cognitivo-comportamentali; l’obiettivo è quello di comprendere meglio le proprie emozioni e imparare a gestirle, elaborarle in maniera diversa, senza ricorrere al cibo. Un esempio può essere quello della bilancia decisionale, uno schema in cui metto sulla bilancia i pro e i contro di un determinato comportamento: utilizzando lo stesso esempio precedente, che cosa succede se io vado a mangiare il cioccolatino? Sarò soddisfatta, mi sentirò contenta, non sarò magari più così arrabbiata al momento perché ho soddisfatto il mio bisogno? … dopo un’ora, però, questo bisogno di cioccolatino ritornerà, unito al senso di fallimento perché la scatola di cioccolatini mi ha causato un aumento di peso, non sono stata capace di dire di no. Il cibo comanda la mia vita…

 

Uscire dalla dipendenza del cibo

Attraverso la bilancia decisionale si prova anche a valutare l’altro aspetto fondamentale … e se io resisto alla scatola di cioccolatini? Sicuramente all’inizio starò male perché continuerò a pensare a quei cioccolatini tanto amati , alla lunga però subentrerà un impagabile senso di soddisfazione perché ho deciso io, ho deciso di resistere, io sto prendendo il controllo della mia vita e sempre io sto imparando a gestire le emozioni in maniera diversa.

 

Non basta sapere di dover dire di no a una cosa, per dirlo. Quindi non basta sapere che io non devo mangiare i cioccolatini per non mangiarli quando sono arrabbiata. È necessario un lavoro emotivo, psicologico, interiore che mi permetta di elaborare e affrontare i sentimenti e le emozioni quotidiane in maniera differente. Questo è un lavoro fattibile, sicuramente utile, necessario affinché prenda la vita in maniera diversa, la gestisca in modo differente e quindi riesca a mantenere la perdita di peso per lungo tempo. Perché? Perché nel momento in cui tutto va bene, il paziente con obesità, il peso lo mantiene, il problema nasce laddove trova una ricaduta, laddove trova un evento di vita difficile da affrontare, è lì che la persona con obesità deve essere in grado di gestirlo in maniera diversa e affrontando quelle emozioni non più con il cibo. Il cibo è una dipendenza per il paziente con obesità, come per il tossicodipendente lo è la droga. Certo, la droga la si può eliminare, e ho la crisi di astinenza; il cibo non lo posso eliminare, perché ho bisogno di nutrirmi per vivere, devo imparare a regolarlo e quindi è molto più difficile. Il cibo è accettato dalla società, posso trovarlo ovunque, lo posso trovare in qualsiasi posto, e quindi in ogni istante io devo combattere con questo impulso a mangiare, per cui non basta dire di no ma è necessario capire da dove arriva questa mia difficoltà. …. Perché io non so affrontare le emozioni in maniera diversa e devo buttarmi sul cibo?…. Perché ho bisogno di riempire il mio corpo con il cibo? E questo è importante che la persona con obesità lo comprenda per saperlo affrontare e superare. Le modalità ci sono ma è sempre dentro se stessi che vanno ricercate le risorse per utilizzarle al meglio.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *