La mia obesità mi ha chiuso molte porte

La mia obesità mi ha chiuso molte porte

Ciao, sono Diana. Racconto un po’ la mia storia. Arrivo da un peso massimo di 136 chili. Ho fatto tantissime diete sia al mio Paese di nascita, Colombia, che in Italia, da quando sono arrivata. Ho intrapreso tante strade diverse: alcune mi hanno portato soddisfazione, altre solo delusioni.

 

Sono sempre stata derisa: già da mia madre perché ero obesa sin da piccola ma anche nei posti di lavoro; quando sono arrivata qui in Italia ho cercato lavoro e mi hanno chiuso molte porte proprio per la mia obesità … avevo un viso bello – mi dicevano ma non ero adatta – secondo il datore di lavoro.

 

La molla per iniziare a fare un percorso di cura è stato mio figlio.

Ho un figlio che oggi ha 13 anni. Quando era piccolo soffriva molto perché le mamme dei bambini dove andava all’asilo erano tutte magre, agili e facevano delle gare tra genitori a cui io non potevo partecipare: con i miei chili non potevo correre, mi facevano male le ginocchia, i piedi, avevo il fiatone. Vedevo che lui ne soffriva molto e mi diceva: “Tu non vai perché sei cicciona” senza sapere quanto male facessero le sue parole.

Ho fatto tante diete, ho preso anche delle anfetamine perché mi dicevano che erano degli integratori finché ho scoperto dai giornali che il medico che me le prescriveva non era un medico serio. Questi farmaci hanno alterato il mio metabolismo.

Ho cominciato poi un percorso con un dietologo; seguendo la sua dieta – molto aggressiva – nel primo mese sono riuscita a perdere sette chili ma poi tutto si è fermato e non riuscivo più a dimagrire, mangiavo pochissimo e ricordo che nessuno mi credeva … pensavano che mangiassi di nascosto. Una cosa molto frustrante!

 

Cosa potevo fare? Ho cominciato a informarmi …

Prima in Colombia perché anni fa già facevano la chirurgia bariatrica ma era solo a pagamento e io non me la potevo permettere. Quindi ho iniziato a chiedere informazioni qui in Italia: soprattutto se fosse prevista con la copertura del Servizio Sanitario Nazionale. Cercando in rete mi sono ritrovata all’interno di un Forum – quello di Amici Obesi Onlus – dove parlavano di diversi interventi di chirurgia per l’obesità. Io ero un po’ impaurita, perché molti dicevano che andava bene, molti dicevano il contrario, alcuni con dei risultati eccezionali altri con delle riprese di peso che obbligavano a riflettere se ne valesse davvero la pena. Ero preoccupata, perché non sapevo bene a che cosa sarei andata incontro.

 

… finché ho fatto la prima visita

A visitarmi il team del dr. Giovanelli che mi ha subito spiegato che l’intervento non è una bacchetta magica ma che è richiesto – e oggi posso confermarlo – anche il massimo impegno da parte della persona affinché il risultato di tutto il percorso fatto con grande fatica fosse positivo e gratificante. Per cambiare vita dovevo mettercela tutta, ma proprio tutta la mia determinazione! Con mille paure seguivo il Forum e i consigli delle persone che l’avevano già fatto ma avevo mille ansie.

Finché dopo sei mesi di dubbi, esami, cercar di capire quale fosse la strada migliore, ho deciso che era arrivato il momento di fare qualcosa per me, per mio figlio, per la mia famiglia e così ho fatto una sleeve gastrectomy che mi ha aiutato nei primi due anni a perdere quasi settanta chili.

 

Il primo impatto dopo l’intervento è stato davvero molto difficile.

Il giorno prima di entrare in sala operatoria mangiavo cibo solido e dopo ventiquattrore dover mangiare una dieta liquida è stato complicato: più facile a dirsi che a farsi! Sia il mio corpo che la mia testa erano messi a dura prova, poi pian piano ho imparato a cambiare alimentazione, con determinazione, con volontà, volevo farcela a tutti i costi, seguendo alla lettera tutte le raccomandazioni delle nutrizioniste che mi seguivano in quel momento.

 

La chiusura del cerchio … per ridare armonia a un corpo devastato

Durante i primi mesi ho provato grande soddisfazione perché tutti i miei dubbi, i miei sforzi di quando facevo la dieta li ho visti lì. Ho perso venti chili il primo, poi nel secondo anno altri venti chili e da lì ho cominciato a pensare che fosse arrivato il momento di cambiare aspetto, perché il mio corpo aveva subito un dimagrimento così veloce e avevo maltrattato tutta la mia pelle; avevo molta pelle in eccesso; oltre al complesso dell’obesità adesso avevo anche il complesso di non piacermi allo specchio.

 

Si, è vero,  vestita avevo un aspetto normale – e per me già era una cosa nuova perché non avevo mai avuto un aspetto normale. Così normale che le persone quando dicevo che dovevo fare la chirurgia plastica ricostruttiva perché avevo tanta pelle in eccesso mi dicevano “Ma no, dai ma se stai benissimo, adesso!” E invece io non stavo benissimo, mi sentivo brutta, anche peggio di come ero prima, con un’obesità ben distribuita ma con la pelle bella tirata; adesso avevo tutta questa pelle che pendeva, quando camminavo si muoveva, mi dava fastidio, era molto invalidante dover convivere con quella pelle in eccesso.

 

Quindi ho deciso di rivolgermi a un team di chirurgia plastica ricostruttiva e loro mi hanno aiutato a riavere un corpo naturale, armonioso, perché la chirurgia plastica ricostruttiva non è una chirurgia estetica ma una chirurgia di rimodellamento che ha come finalità ridare armonia a un corpo devastato dall’obesità e dal dimagrimento.

 

Ho fatto sei interventi di chirurgia ricostruttiva per dare questa forma armoniosa al mio corpo, dall’inizio sono passati quattro anni, oggi mi vedo veramente normale, perché prima non mi sentivo così, non mi guardavo allo specchio, mi mettevo i vestiti tanto per vestirmi senza badare se fossero abbinati. Adesso mi vesto con cura, mi metto le cose che mi piacciono, compro nei negozi  dove una volta potevo solo sognare di entrare perché non c’erano le mie misure, prima potevo mettermi sono maglioni oversize, leggins, oggi mi posso permettere un vestito,  una gonna, un costume. Oggi mi sento bene nel mio corpo, sento che mi appartiene.

Tutto questo l’ho fatto per mio figlio, per condividere con lui la sua infanzia, per godermi tutte le sue avventure, perché era un bambino ed oggi un ragazzo molto vivace. Mi piace accompagnarlo ai Boy Scouts , mi piace – e oggi posso farlo – partecipare alle attività della scuola, mi piace che lui veda che come persona cerco di dare un messaggio anche alle altre persone che convivono con l’obesità perché l’obesità è una malattia ma non tutti ancora ne sono consapevoli: occorre agire sin da piccoli; non aspettare come forse ho fatto io per motivi personali, perché non avevo un appoggio, perché nessuno mi ascoltava.

 

Occorre investire nella prevenzione. L’obesità sta danneggiando la nostra società. Non è solo l’eccesso di peso, è anche tutto ciò che prima o poi l’accompagna: diabete, ipertensione, cardiopatie, non è un vizio, non è che vogliamo essere golosi, non è che vogliamo essere pigri, stare sul divano a mangiare senza uno scopo.

 

Mi rendo conto che per le persone è difficile capire se non hanno vissuto una situazione di obesità. Se avessi di fronte a me una persona che ha bisogno di aiuto, le direi che non deve aspettare come ho fatto io, deve darsi da fare, deve cercare aiuto: dal medico di base, da uno psicologo, perché non è facile uscire dall’obesità senza conoscere anche le cause psicologiche, non è solo il cibo, il mangiare, è un problema molto più complesso, intricato. Dobbiamo iniziare già con i nostri bambini, dando le giuste informazioni negli asili, nelle scuole, non dando per scontato che le merendine siano buone; talvolta non abbiamo il tempo di preparare delle buone merende per i nostri figli e per chi è predisposto questo può essere già un problema che favorisce l’obesità. Purtroppo nella scuola, non c’è un’educazione alimentare ma penso che questo sia davvero il momento propizio per dare una svolta culturale, dato che l’obesità è stata finalmente riconosciuta come malattia anche in Italia, nel novembre del 2019. Tutti insieme, dobbiamo farcela!

 

 

"Poter vivere una vita normale... non una vita a metà"

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