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Un’accoglienza calorosa, che ti motiva. I miei sforzi sono stati ripagati 18 gennaio 2018

Testimonianza di Cristina, operata di sleeve gastrectomy un anno e mezzo prima della intervista dal team di chirurgia bariatrica diretto dal prof. Sergio Gentilli, Direttore SCDU* Clinica Chirurgica, Università degli Studi del Piemonte Orientale, Ospedale Maggiore della Carità, Novara.

* Struttura Complessa a Direzione Universitaria

 

L’accoglienza al reparto di chirurgia bariatrica dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara è molto calorosa come testimoniato da diversi pazienti che abbiamo intervistato. Di seguito, la testimonianza di Cristina che si è sottoposta ad intervento di sleeve perché da tempo desiderava un bambino e il peso che aveva raggiunto rendeva più critica la realizzazione di questo desiderio.

 

“Quando sono arrivata in reparto, sembrava che fossi qui da sempre. Sono arrivata, ho sistemato la valigia, ho messo il pigiama, arriva l’infermiera, arriva il dottore: “Come stai oggi?” con naturalezza e sincerità tanto da mettermi a mio agio nonostante l’agitazione per l’imminente intervento. Sicuramente sotto l’aspetto psicologico ha fatto davvero tantissimo, soprattutto nel post-intervento. Ovviamente, dopo l’operazione, hai dolore, non stai bene, succedono tante cose … non sei abituato al male continuo, anche solo un piccolo movimento può causarti dolore, sei lì che ti piangi addosso , però arriva l’infermiera a farti il prelievo: “dai, tirati su, non vorrai rimanere qui più a lungo del necessario….” Cercano di motivarti, farti reagire, anche sforzarti un po’ ma è uno sforzo buono, per stimolarti ad andare a casa prima possibile, ti aiutano a reagire. “

 

 

“Fare un mese di brodini e semolini non è il massimo, però ti invogliano – con gentilezza– a uscire dal letto; ti stimolano a riprenderti … quindi non è solo la pastiglia, non è solo l’antidolorifico, senti che tutto il reparto ti è vicino, ti segue, ti assiste e ti conforta. Per la mia esperienza è stato davvero di grande aiuto. “

 

Nel momento in cui ti riprendi, forse a volte hai un ripensamentoe adesso? L’ho fatto, starò bene? Starò male? Dovrò mangiare tutta la vita minestrine? Dovrò fare che cosa? Una volta uscita dall’ospedale a casa come farò? Non mi arriverà il piatto già pronto dal medico? Dovrò pensarci io, sarò in grado? Non ci sarà più l’infermiera che ti obbliga a tirarti su dal letto, dovrai pensarci tu….. però fa, fa la testa tua; quindi se sei veramente convinto lo fai, soprattutto sapere che non è una cosa che durerà in eterno… ti fai un mese di pastina, ti fai un mese di pastina e formaggino quindi, comunque – man mano – riprendi la tua vita e a distanza di 2, 3 , 4 mesi ti mangi il pezzettino di pizza piuttosto che di focaccina. Ovvio, in piccole dosi anche perché dopo l’intervento una fetta di pizza normale non ci starebbe ed è bene non sforzare. Però , comunque, pian piano riassumi una vita normale.

 

Oltre a questo , dopo 3 mesi che non vedi un amico o un’amica, quando lo incontri e ti dice “oh, come ti trovo, benela soddisfazione è impagabile. Lì capisci che avere mangiato la pastina ti è stato davvero utile. Ha avuto il suo motivo e sei anche molto contento di averlo fatto. Alla fine, i miei sforzi, sono stati ripagati.

 

 

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